La Nuova Sardegna

Nuoro

Confronto di idee per limitare il caos in piazza Satta

di Gianluca Corsi

Prima di emettere l’ordinanza, il sindaco ha voluto ascoltare le proposte delle associazioni e degli abitanti del centro

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NUORO. I diretti interessati, per ora, hanno disertato l'invito, confermando quella componente di ribellione adolescenziale che da adulti, forse, ci si scorda troppo velocemente. Ma, in attesa che l'incontro tra amministrazione comunale e giovani nottambuli di piazza Sebastiano Satta si sposti direttamente tra i graniti e i bronzetti progettati da Nivola, da ieri pomeriggio il sindaco di Nuoro si potrà avvalere di una “super consulenza”, che gli tornerà senz'altro utile nell'affrontare serenamente la questione. Sono le associazioni culturali e di volontariato, i comitati di quartiere, gli enti culturali e le forze dell'ordine, il mondo della cooperazione sociale e gli stessi operatori commerciali e ristoratori della zona che, rispondendo all'invito di Alessandro Bianchi, ieri pomeriggio hanno animato una bella pagina di confronto nell'aula consiliare del municipio.

L’ordinanza. Tutto nasce dalla volontà del primo cittadino di voler riproporre (a partire dal 10 giugno, oggi!) la famosa ordinanza che vieta il «consumo di bevande alcoliche di qualsiasi gradazione al di fuori dei locali e delle loro superfici esterne di somministrazione», già sperimentata due anni fa – limitatamente al consumo in piazza Satta, dove gruppi di giovani stazionavano muniti di casse di birra – ed estesa, l’estate scorsa, a una vasta area della città.

Il divieto, in vigore dalle 21 alle 6 del mattino, per il periodo estivo, a suo tempo aveva provocato molte polemiche. Ma il rapporto dei nuoresi con piazza Sebastiano Satta, si sa, è sempre stato “conflittuale”, e foriero di divisioni e opposti estremismi. Il sindaco Bianchi, dopo aver presentato all’aula un filmato con immagini abbastanza eloquenti di degrado, ha ribadito la richiesta di collaborazione, insistendo sulla necessità di «stringere un'alleanza con le energie migliori, presenti anche tra quei giovani che frequentano le nostre piazze», tenendo come punto fermo il rispetto del bene pubblico e la civile convivenza, soprattutto con i residenti.

Bacchetta magica. «Perché – ha sottolineato il sindaco – il problema nasce soprattutto dopo la mezzanotte o dopo l'una: è lì che sembra saltare ogni regola». Certo, Sandro Bianchi non si aspettava la bacchetta magica, anche se qualcuno – tra un approccio sociologico e un pizzico di nostalgico quanto improponibile sguardo al passato – ha tentato di sfoderarla. Per alcuni (ad esempio il comandante della Compagnia dei carabinieri, capitano Marco Keten) forse non sarebbe neanche il caso di parlare di “emergenza”, considerato che, fortunatamente, a parte un po' di sporcizia e degrado al mattino, episodi di delinquenza sono davvero rari. Fatto sta che le proposte, anche interessanti, non sono mancate.

Come quella di Lorenzo Giusti, direttore del museo Man, che ha invitato la città a riappropriarsi degli spazi come piazza Satta, per evitare che, da luoghi abbandonati, diventino terra di nessuno. E in questo senso il progetto di ampliamento della rete del Man, ora fermo per un problema di risorse, potrebbe dare una grossa mano.

Progetti. Dai comitati di quartiere c'è chi, come Giovanna Marras (Nugoro Nobu), chiede più progetti che coinvolgano la fascia d'età dai 15 anni in su, sempre un po' sacrificata. E se la dottoressa Rosalba Cicalò, direttore del Serd dell'Asl di Nuoro, mette in guardia dal rischio dell'alcol tra i giovani, pericolo sociale ancora troppo sottovalutato in città e nel territorio, la sociologa Gianfranca Bonamici (Cesp di Prato Sardo) evidenzia un netto miglioramento del centro storico, rispetto al recente passato, e invita piuttosto a capire perché i ragazzini di quell'età hanno un approccio in quel modo con l’alcol.

Dialogo. Gianluca Cacciotto, educatore del Ceas, lancia la proposta di dialogare maggiormente tra associazioni ed enti, mettendo insieme quanto di buono è stato finora fatto, e stando attenti ai messaggi e al tipo di “incentivi” che gli adulti danno ai giovani.

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