La Nuova Sardegna

Nuoro

Don Ciotti e l’alluvione: «C’è bisogno di giustizia»

di Paolo Merlini

Il fondatore di Libera ha consegnato ai sindaci di Onanì, Olbia, Torpè e Terralba il frutto della raccolta Emergenza Sardegna: «Ora la legge per i reati ambientali»

3 MINUTI DI LETTURA





«All’Italia servono più giustizia e diritti, e meno solidarietà». In una manifestazione che celebra il mondo del volontariato le parole di don Luigi Ciotti potrebbero sembrare fuori luogo, irriconoscenti verso i tanti che si occupano disinteressatamente del prossimo. Ma il sacerdote fondatore del mitico Gruppo Abele e poi di Libera non ha bisogno di spiegare il suo paradosso ai tanti volontari giunti a Onanì da tutta l’isola. Sono gli angeli dell’alluvione del 18 novembre, le persone che in un modo o nell’altro hanno cercato di alleggerire le tragedie di tante famiglie a Olbia, Torpé, Bitti o nei paesi dove il Ciclone Cleopatra non ha provocato vittime ma ha portato solo devastazione. Ciotti dice che in un Paese normale deve esistere la prevenzione e non l’emergenza.

L’occasione dell’incontro nel pomeriggio di ieri è data dalla consegna dei fondi raccolti da Libera, Sardegna Solidale e Co.Ge. Sardegna a favore delle popolazioni alluvionate. Hanno risposto in tantissimi, e da tutto il mondo, dicono Gian Piero Farru, presidente di Sardegna Solidale, e Bruno Loviselli, alla guida di Co.Ge. Sardegna. Farru è visibilmente commosso quando parla della solidarietà ricevuta dai sardi che vivono a Tokyo, o in Irlanda, nei circoli sparsi per l’Italia: è originario proprio di Onanì, e parla ai suoi compaesani. La macchina della solidarietà ha funzionato, dice, è stata più rapida di quella istituzionale. Alla fine della raccolta, le tre associazioni hanno individuato quattro comuni tra gli 80 colpiti il 18 novembre: Onanì, che avrà un pulmino con il quale sopperire alla viabilità ancora precaria, Olbia, Torpé e Terralba, che avranno ciascuno un assegno tra i 20 e i 25mila euro da destinare ai tanti alluvionati che hanno ancora bisogno.

È una festa della solidarietà, ma il dramma del 18 novembre è una ferita ancora aperta. Sebastiano Sanguinetti, vescovo di Tempio, è di queste parti. È nato a Lula, a pochi chilometri di distanza, e conosce benissimo i luoghi dell’alluvione. Il giorno dopo, di fronte a una tragedia che sembrava dovuta solo alla furia della natura, Sanguinetti disse che non era «estranea la mano dell’uomo». «La frase nasceva dalla convinzione che siamo la società del giorno dopo, e mai quella del giorno prima, cioè della prevenzione», ha detto ieri il vescovo. Un concetto ribadito dall’unico deputato presente, Michele Piras («si è costruito dove non si poteva, va recuperata l’antica armonia del territorio»), dai sacerdoti Angelo Pittalis della Caritas e Salvatore Morittu di Mondo X Sardegna. Nei manifesti compare anche il nome dell’eurodeputato Renato Soru, ma dal palco Farru annuncia che è impegnato in una riunione del consiglio d’amministrazione di Tiscali. Legge invece un messaggio di solidarietà del presidente Francesco Pigliaru.

L’intervento di Luigi Ciotti è lucido e appassionato, com’è nel suo stile. Snocciola le cifre della crisi in Italia: «Nove milioni di persone vivono in uno stato di povertà relativa, sei di povertà totale. Sediamo al tavolo delle grandi potenze ma abbiamo ancora sei milioni di analfabeti. E sette milioni senza lavoro. È un Paese – dice – dove una legge per inserire i reati contro l’ambiente nel codice penale è ferma in parlamento da 22 anni». E da veneto del Cadore ricorda la tragedia del Vajont (1963, duemila morti): «Sapevamo tutti che sarebbe accaduto, ma nessuno fece nulla».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Il raid

Undici furgoni a fuoco nella notte: attentato contro un’azienda logistica del sud Sardegna – Le indagini

Le nostre iniziative