Felicina Corda (Uil): «La nostra rinascita passa per l’industria»
Continua il dibattito sul nuovo Progetto per il Nuorese «Ma dobbiamo puntare sulle tecnologie ecocompatibili»
NUORO. «Non è sicuramente questo lo sviluppo a cui pensiamo, per questo genere di occupazione non possiamo in alcun modo svendere il nostro patrimonio ambientale e la salute dei suoi abitanti». Felicina Corda, segretaria generale della Uil nuorese, sa bene che il giro d’affari potrebbe valere centinaia di miliardi di euro «e anche una possibilità occupazionale alta». Ma non c’è alcun dubbio, non c’è prezzo che tenga:nessuno deve toccare la Sardegna, l’isola non può diventare la pattumiera d’Italia. La sindacalista, infatti, è sobbalzata alla notizia che l’isola potrebbe rientrare nei parametri indicati dall’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) e dunque diventare deposito nazionale delle scorie nucleari.
«Possono essere percorse altre vie – suggerisce Corda – e sembrerebbe che alcuni segnali dalla Regione, preposta ai piani di sviluppo, siano oramai tema di discussione e confronto, non ultimo quello riferito alle zone franche che darebbero una boccata d’ossigeno alle imprese».
«Ma suscita grande interesse e speranza per il futuro delle zone interne del Nuorese – sottolinea la numero uno della Uil provinciale –, la visita, seppure veloce e informale, dell’assessore regionale all’Industria Maria Grazia Piras nei siti industriali di Macomer e Ottana per visionare di persona e rendersi conto delle reali condizioni e delle problematiche delle imprese superstiti».
«Il presidente della Regione Francesco Pigliaru, nella presentazione delle linee programmatiche – ricorda la segretaria –, aveva suscitato dubbi con l’omissione totale del termine “industria” e perplessità sul reale pensato rispetto alla materia: omissione consapevole o semplice refuso? La visita dell’assessore sembrerebbe aver fugato ogni dubbio e indicare un riconoscimento alla potenzialità dell’industria,in termini di Pil e quindi di salari, e di attenzione verso alcune azioni urgenti che potrebbero dare risposte ai lavoratori che hanno perso il posto di lavoro e devono sopravvivere, con le loro famiglie, di ammortizzatori sociali».
La Sardegna centrale, insomma, è ancora in attesa di un piano industriale «serio che garantisca i posti esistenti, mantenuti grazie alla caparbietà di alcuni imprenditori, e nuovi posti di lavoro, attraverso azioni attrattive per imprese serie» spiega ancora Felicina Corda. «Ecco perché la rinascita del Nuorese deve assolutamente ripartire dai siti industriali già presenti (Ottana, Macomer, Pratosardo, Siniscola) che attraverso le bonifiche e il rilancio possono nell’immediato dare risposte alla sete di lavoro che sta tristemente investendo le nostre comunità. Si possono individuare almeno due motivazioni che giustificano l’azione: in primo luogo occorre provvedere al risanamento ambientale di quei territori che hanno subito i danni di un’industria “distratta”, anche monitorando e recuperando costruzioni e capannoni abbandonati per riassegnarli in uso per nuovi insediamenti; in secondo luogo si recupererebbero aree già infrastrutturate che con contenuti costi migliorativi e di completamento sarebbero in tempi brevi potenzialmente disponibili».
La segretaria generale della Uil provinciale accoglie favorevolmente, perciò, «l’impegno dell’assessore ad un incontro, entro breve termine, che veda riuniti, senza esclusioni, tutti gli attori del territorio».
«Da tempo Cgil, Cisl e Uil – ricorda la sindacalista dell’Unione italiana del lavoro – sono impegnati con Confindustria in un’azione di coinvolgimento generalizzato di tutte le forze del territorio attorno ad un progetto di rilancio del Centro Sardegna, aperto ad approfondimenti e proposte di completamento. La valorizzazione dell’ambiente a fini turistici e produttivi, la cultura, l’istruzione e la formazione, l’infrastrutturazione, le azioni a sostegno delle imprese, sono i punti di forza del Progetto per il Nuorese, in linea con gli obiettivi “Europa 2020” per il prossimo quinquennio. Ma niente si può realizzare senza immediate risposte al problema energia e quindi al futuro della Centrale di Ottana e alla definizione del Terzo polo energetico, senza che si ponga in essere quanto già previsto in accordi sottoscritti (vedi aree di crisi), senza che si ripristino infrastrutture e vie danneggiate dagli ultimi pesanti eventi naturali».
«La gente aspetta risposte veloci e immediate, pertanto devono essere individuati e utilizzati i passaggi che consentano lo sveltimento e che non portino ad ulteriori stagnazioni burocratiche, che evitino gli errori del passato, affinché ancora una volta non si sprechino risorse che non hanno visto il conseguimento degli obiettivi e hanno lasciato solo macerie. Tecnologie avanzate e strumenti di controllo possono non solo rendere minimi i rischi di inquinamento – chiude Felicina Corda –, ma anche la nascita di un’industria ecocompatibile e conciliabile con altre attività produttive vocative del territorio».
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