La Nuova Sardegna

Nuoro

Sono così felice... quasi quasi ancora non ci credo

di Marcello dell'Anna
Sono così felice... quasi quasi ancora non ci credo

Io me la sono cercata ma le vittime delle mie sciagurate azioni no, loro non hanno fatto nulla, ma proprio nulla per meritarsi il dolore e l’angoscia

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Al di là di ogni retorica, il fatto di aver partecipato nei mesi scorsi ai seminari di studi giuridici e di non vestire i panni da detenuto e indossare, invece, quelli di coordinatore/relatore, ritengo sia stato un evento straordinario sotto diversi aspetti. Non solo perché questo pregevole incarico mi ha dato l’opportunità di sentirmi davvero realizzato, tanto dal punto di vista professionale quanto da quello antropico, dimostrando così che la persona non è immutabile e che, quindi, l’uomo della pena di oggi non è più l’uomo del reato di ieri. Ma, anche e soprattutto perché dietro la realizzazione di questi seminari di studio c’è stato un grande lavoro, una vera scommessa, da parte delle istituzioni carcerarie e di esperti di alto profilo del mondo dell’avvocatura e della Scuola forense nuorese. Ovviamente, con la mia partecipazione non ho voluto avere la pretesa di insegnare nulla a nessuno ma solo di consegnare la mia esperienza di vita, la mia storia, il mio percorso di emenda e di riparazione intrapreso con e per la comunità esterna.

Ecco: le carceri, per quanto distanti possano essere percepite da molti, presentano inaspettatamente delle risorse, delle sorprese e, soprattutto, delle scommesse e delle rivincite. Questo ambizioso progetto, quindi, non si è fermato in quelle quattro giornate di convegni, come accade di solito, per poi dimenticarsene già all’indomani di tutto quello di cui si è discusso, ma ha avuto un suo continuum.

Da quegli incontri e con il gentile patrocinio dei promotori di questo ambizioso e autorevole progetto, ossia l’avvocato Monica Murru, l’avvocato Martino Salis presidente della Scuola forense di Nuoro, e la direzione del carcere di Nuoro, mi sono impegnato a riorganizzare gli atti del convegno in una dispensa che è stata corredata, oltre che di speciali approfondimenti su alcuni temi trattati con il riporto a sentenze e ordinanze inedite, anche di un formulario contenente una serie di istanze, personalmente redatte, già “testate” nella pratica con esito positivo. Ma questa non è la sola notizia inedita, ve n’è un’altra, per me molto più bella. La novità sta nel fatto che partecipo come interprete allo spettacolo teatrale La fine all’alba (ieri sera al teatro Eliseo, ndr), insieme alla Compagnia teatrale stabile Assai di Roma Rebibbia, con la quale coopero da tempo. Per tale evento, infatti, mi è stato concesso un permesso. Sono così felice che quasi quasi ancora non ci credo. Al Teatro Eliseo di Nuoro!

È un’emozione che non so descrivere. Sicuramente un’altra esperienza indimenticabile come quella fatta due anni fa quando sono uscito da uomo libero 16 ore per andare a discutere la tesi di laurea. Uscire dopo 23 anni di ininterrotta detenzione non è facile. Vorrei che a teatro, oltre alle personalità istituzionali, ci fossero tanti ragazzi, tanti studenti, soprattutto coloro che studiano Legge, perché dovrebbero conoscere direttamente queste iniziative che racchiudono “storie di vita” molto forti di coloro che oggi hanno deciso di fare un percorso all’incontrario “dall’illegalità alla legalità”. Proprio come il mio.

Oggi, senza sminuire le mie colpe e il mio peccato, il fatto che mi trovi in carcere, io e la mia vita spezzata veniamo per ultimi: ed è giusto così, perché in fondo... io me la sono cercata. Le vittime delle mie sciagurate azioni, loro invece non hanno fatto nulla, ma proprio nulla, per meritarsi il dolore, l’angoscia e i mille disagi materiali e morali che ho potuto procurare. Vorrei che questo messaggio passasse senza voler sminuire in alcun modo le mie responsabilità, senza cercare giustificazioni, senza avere un atteggiamento vittimistico. Per quel che può servire, dico solo che la mia è una contrizione vera, reale e che la vendetta sociale non fa bene a nessuno. Non è giustizia. Spesso, ferisce più chi la pratica di chi la subisce.

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