La Nuova Sardegna

Nuoro

Il pino di Grazia Deledda sta morendo

di Valeria Gianoglio
Il pino di Grazia Deledda sta morendo

L’albero sotto il quale la scrittrice premio Nobel si rifugiava per meditare è stato abbandonato: secco e con poche fronde

3 MINUTI DI LETTURA





NUORO. Secco, annerito, con pochissime fronde e il tronco che sembra cercare acqua in modo disperato. Del pino che ha dato il nome a una delle periferie di Nuoro – “Su pinu” – dell’albero che tutti i nuoresi indicano come la pianta sotto la quale Grazia Deledda amava scrivere, riflettere e meditare, è rimasto solo un mucchio di rami nodosi e ritorti e un senso generale di abbandono.

Che sia frutto di incuria, di vandali o che sia, come ipotizza il docente universitario Pietro Luciano, l’ultimo atto del ciclo vitale della pianta – un ciclo che non è stato però allungato dall’uomo – in fondo, poco cambia: per alcuni nuoresi, anche d’adozione, che sono legati al nome di Grazia Deledda, ciò che sta succedendo al celebre pino, resta un fatto che lascia una profonda amarezza in bocca. «Cercheremo di capire cosa è successo – dice il sindaco Sandro Bianchi – chiederò subito una relazione tecnica per capire le cause, ma quel che è certo è che faremo di tutto per salvare il pino e trasformare l’area intorno in un monumento».

«Non so cosa sia successo – dice il nipote del premio nobel nuorese, Alessandro Madesani Deledda – ma ormai, lo devo dire, non me ne stupisco troppo. Perché l’ho ripetuto in tante occasioni, del resto, che c’è un problema di fondo: sono anni che penso che in questa città, in questa Nuoro, alla quale comunque sono tanto legato e ho tante care amicizie, ebbene sono tanti anni che penso che finché a Nuoro non si crea un gruppo di giovani, di giovani menti, che prendano a cuore la figura di mia nonna, dell’unico premio Nobel italiano per la letteratura, episodi come questo del pino purtroppo continueranno ad accadere».

«Perché – precisa Alessandro Madesani, dalla sua casa di Luino – è tempo che i nuoresi si decidano a prendere l’iniziativa e a curare di più le cose belle che hanno. Basta guardare anche solo la via dedicata a Grazia Deledda, per capire cosa succede attorno alla figura di mia nonna. Col tempo, è scomparso anche il premio letterario ad essa dedicato. Ma penso anche al monumento che le hanno dedicato vicino alla chiesa della Solitudine: lo ha fatto Maria Lai, che è stata certamente una brava artista, ma che ci azzecca in fondo con mia nonna?».

Anche Marina Moncelsi, studiosa, ricercatrice, e in un recente passato presidente del Parco letterario Grazia Deledda, è sulla stessa lunghezza d’onda di Madesani. «Quando ero presidente del Parco – ricorda – avevo notato da subito il grande impegno di Galtellì nell’utilizzare il nome della Deledda e in tradurlo anche in un ritorno turistico. Ecco, Galtellì, a differenza di Nuoro, questo lo ha saputo fare bene, mentre Nuoro non ha voluto fare niente e ha usato malissimo anche i fondi del Parco, li ha destinati alla ristrutturazione dell’ex mercato civico, ma è venuta fuori un’opera morta, che solo ogni tanto si rianima. Con gli stessi soldi, invece, Galtellì ha ristrutturato il castello di Pontes. Il problema di fondo è che Nuoro continua a non saper usare il nome di Grazia Deledda. Ma non solo: quando si sentono vicende come questa del pino, si capisce che Nuoro ci sputa proprio sopra, al nome del suo premio Nobel. Eppure basterebbe davvero poco, a volte, per valorizzare le cose che la città ha, e che ricordano la Deledda. Nel caso del pino, qualcosa in più certamente si sarebbe potuta fare: si poteva investire i giovani del quartiere nel compito di tenerlo d’occhio e curarlo. Un’operazione tipo “adotta una pianta”. Ma è solo un esempio, un modo per dire che spesso basta poco per voler bene a questa città e dimostrarlo».

«Posto che ho sempre avuto qualche dubbio sul fatto che la Deledda si recasse a meditare sotto quel pino, se anche, come sembra, fosse davvero frutto di incuria, sarebbe davvero un gran peccato – commenta, invece, il regista e attore Gavino Poddighe – ma del resto sarebbe solo l’ultimo di tanti altri gesti di incuria da deprecare.».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Il raid

Undici furgoni a fuoco nella notte: attentato contro un’azienda logistica del sud Sardegna – Le indagini

Le nostre iniziative