Oliena e la tutela delle piante rare
Il Comune pioniere nella salvaguardia del patrimonio endemico con un’ordinanza del 2006
OLIENA. Tutela degli endemismi. Il comune di Oliena si dotò di una specifica ordinanza già nel 2006. Il tema, tornato recentemente alla ribalta delle cronache, aveva visto la posizione pionieristica dell’ente del centro Sardegna. Nei giorni scorsi il dibattito è stato nuovamente animato. Sollecitato dalla notizia di un gruppo multinazionale olandese, intenzionato, sembrerebbe, a realizzare diversi prelievi di geni da alcune piante tipiche della flora isolana. L’indiscrezione ha visto gli interventi decisi degli assessorati regionali All’agricoltura e all’Ambiente, i quali, di fronte ad una simile ipotesi, hanno espresso la loro ferma contrarietà. Ed ha riportato i riflettori sulla questione della salvaguardia dell’immenso patrimonio endemico sardo, sollecitando, peraltro, un’analisi ed un ragionamento decisamente ampi.
Ebbene, il municipio barbaricino, anticipando i tempi, decise, otto anni fa, su proposta dell’allora assessore delegato per la materia Antonio Putzu, di adottare una specifica delibera consiliare. In questo modo, si intendeva dire basta al fenomeno, purtroppo diffuso, del taglio indiscriminato di alcuni esemplari, appartenenti alla vegetazione spontanea, a rischio di estinzione. Un costume censurabile, silenzioso e clandestino, che vedeva e che vede protagonisti turisti e avventurieri del Supramonte. I quali vanno a caccia di fiori e piante rare, strappati quasi fossero dei souvenir da conservare ed esibire, e mettono, così, pesantemente a rischio la sopravvivenza di alcune specie.
Tra queste, il ribes sardoum, l’aquilegia nugorensis, l’erimus alpinustanto. Per citarne solamente alcune.
L’amministrazione comunale del Corrasi, d’altra parte, intendeva sopperire, ad una carenza normativa non da poco. Installando dei cartelli, che riportassero l’invito a rispettare il fragile ecosistema dei luoghi e prevedendo sanzioni salatissime per chi venisse sorpreso a portare via semi o rametti, appartenenti agli esemplari ricompresi nell’elenco delle specie autoctone rare. In mancanza di analoghe disposizioni specifiche, né a livello regionale, né a livello nazionale, il vulnus veniva, quindi, colmato. Così facendo, l’esecutivo in carica, guidato dal sindaco Francesco Capelli, riuscì, inoltre, a conquistare una prestigiosa prima posizione nell’isola, accolta con le congratulazioni del mondo accademico. Il merito era quello di aver adottato in solitaria un piano di conservazione e valorizzazione della flora autoctona. Merito che vide la comunità del Nepente quasi in solitudine, perfino nel resto dell’Italia.
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