La Nuova Sardegna

Nuoro

«Mai avrei pensato ci fosse tanta violenza a Bitti»

di Paqujto Farina
«Mai avrei pensato ci fosse tanta violenza a Bitti»

Giuliana Orunesu era stata rapinata nella sua casa la sera del 2 giugno scorso Torna in paese dopo un intervento chirurgico all’ospedale di Nuoro

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BITTI. «Mai avrei pensato che nella nostra Bitti si potessero verificare episodi come questo di cui sono stata vittima io stessa, soprattutto quando l’obiettivo è quello di rastrellare poche centinaia di euro. E non c’è crisi economica e mancanza di lavoro che giustifichino simili atti». Giuliana Orunesu è tornata nella sua villetta, nella periferia nord del paese. Costeggiata a un lato da alti alberi e illuminata dal tiepido sole del tardo pomeriggio estivo, è difficile immaginarla come teatro di una rapina che ricorda più lontane modalità metropolitane che le realtà paesane.

Rientrata dopo dieci giorni di ricovero dall’ospedale San Francesco di Nuoro dove è stata sottoposta ad un intervento chirurgico, la signora è felice di essere nuovamente a casa. Attorniata dai familiari e dagli amici che non la lasciano un attimo sola, è seduta in soggiorno, la stessa stanza dove nella tarda sera del 2 giugno si è trovata davanti due rapinatori mascherati introdottisi dalla veranda dopo essersi arrampicati fino al primo piano.

«Sono stati attimi terribili, non so neanche io come ho fatto a mantenere la necessaria calma – dice Giuliana, ricordando quei drammatici frangenti –. Non dovevano spingermi in quella maniera, facendomi cadere violentemente a terra. È stato un gesto estremamente violento e gratuito, avendo comunque da subito detto ai due malviventi che gli avrei consegnato i pochi contanti che avevo in casa. La frattura causata dalla caduta si è scomposta proprio perché hanno continuato a strattonarmi e spingermi violentemente verso la stanza dove tenevo i denari. Sono cose inaccettabili». È molto calma Giuliana Orunesu nel raccontare quegli attimi. Palesa sangue freddo e un self control che molti altri al suo posto forse non avrebbero saputo tenere. «Faticosamente e con fortissimi dolori mi sono trascinata al telefono per chiamare i soccorsi, che grazie a Dio sono arrivati nel giro di qualche minuto. E per questo voglio ringraziare tutti coloro che si sono adoperati, la guardia medica, i medici del 118 e i volontari della Croce Azzurra di Bitti. Devo dire che sono rimasta colpita inoltre per le tantissime manifestazioni di affetto e solidarietà che ho ricevuto in questi giorni. Ho appreso in ospedale della partecipata fiaccolata che si è svolta in paese. Mi sono commossa, perché tutto ciò dimostra che Bitti è un paese civile; sa reagire e condannare episodi violenti che, malgrado si ripetano sempre più frequentemente, non fanno certamente parte della nostra cultura». Per poter ritornare prima possibile alla vita di tutti giorni e dimenticare quanto successo, Giuliana Orunesu ha in questi giorni iniziato la riabilitazione nella Casa di riposo per anziani. Il centro di accoglienza di Gorofai è un importante presidio sociale di una comunità, quella bittese, rimasta attonita e incredula dall’episodio criminoso. La cittadinanza è compatta e decisa nello stigmatizzare ma al contempo chiede più attenzione e controllo affinchè oltre alla condanna si possa garantire maggiore sicurezza.

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