C’è una medicina soltanto per le donne
Le malattie e le cure sono diverse tra i sessi: lo dicono gli studi scientifici che saranno presentati in città nel fine settimana
NUORO. Uomini e donne sono diversi anche nella malattia e nelle cure che devono essere somministrate. Lo dicono gli studi scientifici, ai quali venerdì e sabato vuole portare il suo contributo la conferenza organizzata in città dal Comune e dall’associazione di promozione sociale “Donne al lavoro”. S’inizia domani (ore 9.30) nel complesso agrituristico di “Ermosuras”, sulla strada provinciale per Oliena, e si continua sabato al Museo del costume, a partire dalle 9. Trenta i partner coinvolti: dalle due università di Cagliari e Sassari, all’Agenzia nazionale del farmaco e l’Istituto superiore di Sanità. Con loro anche la commissione Sanità della Camera dei deputati e la Regione Toscana, dove l’evento sarà replicato nei prossimi mesi. Insieme le realtà locali, dal Consorzio universitario, alla commissione Pari opportunità della Provincia, alla Coldiretti.
Ieri la presentazione in municipio, da parte di Francesca Fenu, presidente di “Donne al lavoro”, e Paola Demuro, assessore comunale alle Pari Opportunità del Comune. Due organismi che si sono incontrati su un tema che guadagna spazio e considerazione negli ultimi tempi. Demuro: «Vogliamo portarlo all’attenzione della città, perché non è conosciuto a dovere. Non si tratta della medicina delle donne, ma piuttosto di un sistema dove medici, farmacisti e altri operatori del settore tengano conto che c’è una differenza anche in questo campo tra i due sessi e rispetto alla quale vanno scelti gli interventi sanitari».
Il convegno entrerà in profondità proprio per spiegare le ragioni e indicare le soluzioni. Lo farà attraverso le relazioni di Flavia Franconi, assessore delle Politiche della persona nella Regione Basilicata, della dirigente dell’Istituto superiore di sanità, Elisabetta Straface, di Giuseppe Mercuro (direttore scuola di specializzazione di Cardiologia a Cagliari), Simona Montilla, in rappresentanza del centro studi dell’Agenzia per il farmaco, e per finire con Anna Maria Celesti, che porta a Nuoro l’esperienza del Centro di coordinamento per la salute e la medicina di genere della Regione Toscana. In una video intervista, anche la testimonianza di Beatrice Lorenzin, ministro della Salute.
La conferenza di presentazione dà i primi rudimenti informativi su dove s’insinua la differenza nei sessi quando si parla di malattia: c’è l’elemento biologico e insieme quello psicologico e sociale. C’è una maggior tendenza a contrarre alcune malattie, a iniziare dall’osteoporosi e affezioni alla tiroide, dove le percentuali di ammalarsi sono rispettivamente il 736 e il 500 per cento in più se confrontate con i coetanei maschi. Ma non è meno preoccupante la debolezza davanti a depressione e ansia (138 per cento di casi in più), cefalea ed emicrania (123), Alzheimer (100), cataratta (80) sino ad alcune malattie cardiovascolari dove si registra un’incidenza superiore del 5 per cento. D’obbligo discriminare nella diagnosi e nelle cure.
Per spiegare meglio, gli organizzatori ricordano di quando 150 anni fa si curavano in maniera uguale adulti e bambini, prima dell’avvento della pediatria. Ora si aspetta la diffusione della medicina di genere. Domani e sabato il primo contributo nuorese. Altri ne seguiranno. L’obiettivo è far partire da Nuoro l’iniziativa per un coordinamento nazionale. Si schiera con le proprie strutture anche il consorzio universitario: «Abbiamo due collaborazioni didattiche con i dipartimenti di medicina di Cagliari e Sassari. Siamo aperti ad altre attività, anche nel campo di cui discutiamo oggi», dice il commissario Caterina Loi. La commissione Pari opportunità fa un passo in avanti e offre una borsa di studio a un giovane che vada a specializzarsi sulla materia nel laboratorio di Osilo, a pochi chilometri da Sassari.
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