Giro di prostituzione, un arresto a Macomer
Maurizio Capane sfruttava da anni alcune ragazze sudamericane La polizia ha iniziato le indagini dopo la denuncia di una delle donne coinvolte
MACOMER. Con minacce, atti intimidazione e violenza gestiva alcune ragazze del centro America che si prostituivano a Macomer. L’uomo, Maurizio Capane, 47 anni di Macomer (il nome non è stato fatto durante la conferenza stampa in commissariato ma è stato acquisito per altri canali), è stato arrestato dagli agenti del locale commissariato di polizia e associato alla casa circondariale di Massama. Capane è accusato a vario titolo di agevolazione, sfruttamento, reclutamento, induzione e favoreggiamento della prostituzione di cittadine della Repubblica Dominicana, che avrebbe costretto a prostituirsi nella sua abitazione minacciandole di morte anche con un coltello a serramanico ed estorcendo parte dei proventi dell’attività. Questo, in sintesi, è lo sviluppo di un’indagine ancora in corso che ha preso il via nel mese di ottobre del 2013 quando una delle ragazze denunciò agli agenti del commissariato che si prostituiva perché costretta assieme ad altre dall’uomo, che si spacciava per una specie di boss locale, una sorta di padrone incontrastato dei traffici di Macomer, l’unico in grado di proteggerle da violenze di qualsiasi tipo. Gli agenti erano arrivati al giro di prostitute straniere partendo dagli annunci che comparivano con una certa frequenza sui quotidiani e su siti internet. Inserzioni dal senso più meno velato promuovevano una fiorente attività che popolava una casa del centro storico. La clientela non mancava. Uomini di Macomer e di tutti i paesi della zona accorrevano come le api al miele richiamati dalle inserzioni, ma ancora di più da un passa parola che passava anche i numeri di cellulare attraverso i quali era possibile prenotare i servizi e le grazie delle ragazze straniere. Nel frattempo procedevano le indagini degli agenti del commissariato di polizia coordinate dal dirigente, Luca Franchi, i quali, con un lavoro discreto e minuzioso durato otto mesi, hanno acquisito le prove necessarie per incastrare Maurizio Capane, che prendeva una quota degli incassi e aveva talmente impaurito le ragazze da indurle a trasferirsi nella sua abitazione con la scusa che lì avrebbe potute proteggerle in modo adeguato, mentre in effetti le controllava meglio. L’uomo stava in un’altra stanza mentre le donne ricevevano i clienti. Usciva alla fine per incassare la sua parte. Le minacce erano continue. Capane aveva detto alla ragazze che non avessero acconsentito alle sue richieste, avrebbe fatto saltare o bruciato la loro casa con le bombolette del gas. Una perquisizione ha portato al recupero dei telefoni usati nell’attività. Ha coordinato le indagini il sostituto della Procura di Oristano Rossella Spano.
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