Gli indagati si difendono: «Erano uscite giustificate»
E l’indagine, nel frattempo, si allarga: ci sono altre 80 posizioni da vagliare Uno degli accusati: ero al lavoro in cimitero. Le conferme dai pedinamenti
NUORO. Gli indagati, un po’ stizziti dal clamore, lo ribadiscono: «Le uscite erano in gran parte giustificate o dal lavoro, o dalla consuetudine». E qualcuno, carte alla mano, spiega che in reatà le ore che gli vengono contestate come “truffa”, in realtà, sono molte meno, perché per la maggior parte di quel tempo si trovava al lavoro in cimitero. Oppure avrebbe anche voluto timbrare, ma non lo aveva potuto fare perché la macchinetta non funzionava bene: tant’è che dopo è stata sostituita.
Ma l’inchiesta che vede dodici impiegati del Comune indagati per le assenze ingiustificate – per cinque dei quali è pendente una richiesta di misura cautelare agli arresti domiciliari con annessa richiesta di sospensione dal servizio – in realtà è ben lontana dal fermarsi. Ci sono, infatti, altre 80 posizioni da vagliare. Un’ottantina di dipendenti dell’ente che nel corso dei mesi scorsi sono stati segnalati per qualche uscita di troppo senza infilare il badge nell’apposita macchinetta che si trova all’ingresso del municipio. Da una prima e superficiale verifica, tuttavia, sembra che non si tratti di un monte ore così consistente da renderlo degno di un ulteriore passaggio sanzionatorio o giudiziario. Ma l’inchiesta, tuttavia, ha il preciso obiettivo di capirlo: anche perché in linea teorica anche un’assenza ingiustificata di un’ora sola potrebbe bastare per inguaiare qualcuno.
Certo è che ieri mattina, gli anditi del municipio di via Dante trasudavano una tensiona da tagliare a fette. E tutt’intorno una marea di commenti e reazioni che per la stragrande maggioranza sono rimasti sommersi ma alla fine sono comunque sfociati, come spesso accade, sui complessi meandri di internet.
Per Graziano Mingioni, Mariano Mura, Antonio Mingioni, Matteo Floris, Paolo Raimondo Corona, i cinque indagati per i quali il procuratore Andrea Garau ha chiesto al gip Mauro Pusceddu l’emissione della misura cautelare degli arresti domiciliari, tuttavia, le ore scorrono ovviamente con qualche preoccupazione in più dei loro colleghi. Anche se, assistiti chi dall’avvocato Angelo Manconi, chi dall’avvocato Antonio Meloni, continuano a dichiararsi innocenti.Per l’accusa, tuttavia, le prove accumulate a loro carico sono state più che sufficienti per chiedere l’emissione della misura cautelare.
Sono decine di filmati delle telecamere e anche un corposo numero di pedinamenti fatti dai carabinieri nel corso di diversi mesi. Nel corso di alcuni di questi pedinamenti era stata accertata la presenza degli attuali indagati sia nei bar attorno al Comune, ma anche in altri luoghi, come ad esempio il cimitero. «Ero lì per lavoro» ha precisato qualcuno. Ma in ogni caso non aveva “beggiato”. Per questo, a ognuno dei cinque, seppur con lievi sfumature, il procuratore contesta «il delitto di cui all’articolo 640 comma 2, per avere con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso, quale dipendente del Comune di Nuoro, indotto in errore la predetta amministrazione, allontanandosi dagli uffici comunali in orario di servizio, senza permesso alcuno, e senza procedere alla obbligatoria vidimazione, con artifici e raggiri rappresentati dalla falsa attestazione circa la propria presenza sul posto di lavoro», e per essersi allontanato dal posto di lavoro «attraverso il sistematico utilizzo di uscite secondarie».
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