La Nuova Sardegna

Nuoro

La figlia di un operaio scrive al ministro: «Firmate la Cig»

di Federico Sedda
La figlia di un operaio scrive al ministro: «Firmate la Cig»

Ottana, in una lettera accorata il racconto delle sofferenze. «Lo chiedo a nome di mio padre e dei colleghi della Lorica»

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OTTANA. Una lettera accorata, come quelle che nascono dalla rabbia che ti ribolle nelle vene. E, soprattutto, dall’angoscia di vedere ogni giorno gli occhi del padre sempre più tristi. Tristi perché la casse familiari sono sempre più vuote e senza speranza. Un dramma intollerabile per un cuore di figlia. Così, lei, studi alle spalle grazie alla busta paga che il padre non ha più, ha deciso di scrivere al ministero del Lavoro per chiedere conto dei ritardi nella firma della cassa integrazione che il padre e altri 29 suoi colleghi, ex operai della Lorica di Ottana, non percepiscono da sei mesi. Si, perché il dramma familiare della famiglia di questa ragazza di Ottana nasce dai ritardi burocratici per rinnovare l’assegno del pane amaro dell’assistenza.

Una lettera semplice e dignitosa, la sua, che interpreta il dramma familiare dei lavoratori disperati, ai margini della società dopo quarant’anni i di lavoro. «Sono una cittadina italiana figlia di un umile operaio, ex dipendente della Lorica di Ottana». Così si presenta nella lettera al ministero la giovane che rappresenta i figli della disperazione nata dalla chiusura della Lorica. «Una fabbrica – chiarisce la ragazza – un tempo fiore all’occhiello dell’industria di Ottana e oggi chiusa dopo il fallimento, nel 2012». Da allora, trenta operai sopravvivono appesi al filo del rinnovo della cassa integrazione. L’ultima domanda è stata presentata il 25 gennaio 2014. Nessuna risposta dal ministero, fino a quando, la figlia dell’operaio, ha deciso di chiedere il perché del ritardo. E il ministero, stavolta, ha risposto. Poche parole firmate da un dirigente della Divisione IV del ministero del Lavoro, il settore che si occupa dei trattamenti di integrazione salariale alle imprese in crisi: «Per la pratica in oggetto sono in corso approfondimenti con l’azienda. Distinti saluti». Una risposta burocratica che, forse, prevede ancora tempi lunghi. Ma pur sempre una risposta dalle istituzioni alle quali la giovane di Ottana si era appellata per avere un lume di speranza.

«A nome di mio padre e dei trenta operai che attendono ancora oggi risposte e soluzione concrete – si legge nella lettera – sollecitiamo le istituzioni affinché ai lavoratori venga concessa la cassa integrazione straordinaria che non viene percepita da sei mesi, lasciando le famiglie in una condizione estremamente precaria e di forte disagio economico e sociale. Facciamo presente a voi istituzioni la situazione indigente in cui versiamo, segnalando i problemi cui siamo costretti a far fronte. Le banche stanno col fiato sul collo a chi, come la mia famiglia, deve pagare il mutuo. Rischiamo che ci venga portata via la casa costruita con anni di sacrifici. Noi figli temiamo che i nostri genitori compiano gesti estremi: per questo ci appelliamo con tutte le nostre forze perché i nostri padri possano garantirci un futuro più dignitoso e più giusto, senza vivere nella paura e nell’angoscia quotidiana. Attendiamo da mesi che venga emanato il provvedimento di cassa integrazione. Vi preghiamo: prendete in esame la nostra richiesta». Un appello accorato che ha fatto breccia anche nel cuore di pietra nella burocrazia.

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