Culurgiones Igp, anche gli albergatori approvano il marchio
LANUSEI. Culurgionis Igp? Sì, grazie. Il comitato promotore che da undici lunghi anni porta avanti la battaglia per il riconoscimento europeo del fagottino ripieno più blasonato dell’isola incassa il...
LANUSEI. Culurgionis Igp? Sì, grazie. Il comitato promotore che da undici lunghi anni porta avanti la battaglia per il riconoscimento europeo del fagottino ripieno più blasonato dell’isola incassa il benestare del “Consorzio Sardegna Sud Est”, primo soggetto di rappresentanza degli albergatori d’Ogliastra. «Intendiamo esprimere tutta la nostra vicinanza alla vostra iniziativa e alla vostra battaglia – scrive in una nota il presidente del consorzio, Rocco Meloni – mirata alla tutela e alla difesa del marchio Igp per il “culurgione” ogliastrino. Abbiamo apprezzato il vostro impegno pluriennale per richiederne il riconoscimento, con studi e ricerche mirate a definire gli ambiti geografici e la tipicità gastronomica di un prodotto che si identifica con l’Ogliastra stessa». Un percorso tutt'altro che semplice e che ha suscitato da più parti veti insormontabili, accuse e polemiche: dalla possibilità di utilizzare nel ripieno anche i fiocchi di patate, alla bagarre sulla disponibilità concreta di un adeguato quantitativo di patate in terra sarda, fino all'accusa di “sopruso” mossa al comitato stesso che si è appropriato del nome “culurgiones” e pretende di utilizzarlo in via esclusiva. Ma Vito Arra, da presidente tenace e caparbio del comitato, non si è mai lasciato scoraggiare e accoglie con soddisfazione l’appoggio di Meloni. «Siamo felici del fatto che in molti apprezzino lo sforzo fatto fino a oggi. Il parere positivo dell’assessorato all’Agricoltura, dell’Agris e del ministero delle Politiche agricole non sono giunti a caso. «I “culurgionis a spighetta” sono ogliastrini – ribadisce Arra –. L’unico areale dove da almeno 25 anni si producono i culurgionis di patate è l’Ogliastra». Avanti tutta, dunque, a vele spiegate, nonostante i venti non sempre favorevoli. Ma Arra, e con lui tutti gli albergatori ogliastrini, vedono il traguardo sempre più vicino: «La pratica dei culurgionis è una delle poche, tra quelle finanziate con i fondi europei, che ha percorso tutto l’iter di ottenimento della denominazione». E aggiunge: «Molti ben pensanti, anziché chiedersi dove siano finiti i milioni di euro impiegati per finanziare pratiche che non hanno mai visto la luce, si scagliano contro una delle poche che sta andando a buon fine. I grandi risultati si ottengono con la collaborazione tra i produttori e con il sostegno tra i territori: solo così la Sardegna può uscire dalla crisi».
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