La Nuova Sardegna

Nuoro

Irene Cristinzio scomparsa da un anno tra silenzi e paura

di Angelo Fontanesi
Irene Cristinzio scomparsa da un anno tra silenzi e paura

Il ritrovamento di una scarpa con i resti di un piede a Ponza riaccende il desiderio di verità della famiglia e della comunità

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OROSEI. Basta la notizia di un nuovo ritrovamento di resti umani su un tratto di costa per scatenare il mai sopito desiderio di verità della famiglia e di tutta la comunità oroseina sulla misteriosa fine di Irene Cristinzio, scomparsa senza dare più notizie l'11 luglio di un anno fa dalla sua abitazione di Orosei.

Poco importa se questa volta la macabra scoperta arriva dall’altra sponda del Tirreno, esattamente dalla spiaggia di Ponza, dove l’altro ieri sul litorale di Lucia Rosa i bagnanti hanno trovato una scarpa sportiva con dentro i resti di un piede. Immediatamente sono stati allertati i carabinieri che hanno posto sotto sequestro i resti umani e informato l’autorità giudiziaria. Adesso i resti dovranno essere sottoposti ad accertamenti scientifici per cercare di capire a chi appartengano.

Nessuna ipotesi in particolare anche se gli investigatori stanno scandagliando gli archivi per verificare se tra le persone scomparse di recente qualcuna di esse indossasse scarpe del tipo ritrovato: si tratta di una calzatura sportiva da donna di numero 38. Esattamente tipologia e numero delle scarpe da jogging che l’ex professoressa di Lettere in pensione indossava la mattina della sua scomparsa. Ma oltre a questo particolare nient’altro induce a pensare che si tratti dei resti di Irene Cristinzio. Del resto gli inquirenti sono ancora in attesa dei risultati degli esami sull’altro reperto umano (sempre i resti di un piede forse femminile) recuperato in mare da un sub dilettante alcune settimane fa a pochi metri di profondità davanti alla marina di san Giovanni Di Posada.

Il campione, repertato dai carabinieri di Siniscola, da lunedì prossimo dovrebbe essere preso ufficialmente in consegna dagli specialisti del Reparto scientifico investigativo dei carabinieri di Cagliari che dovranno pronunciarsi su diversi quesiti. Il primo riguarda ovviamente la comparazione del Dna del reperto con il profilo genetico di Irene Cristinzio peraltro già in possesso degli inquirenti. Da questi scarni aggiornamenti di cronaca si intuisce comunque di quanto poco di concreto abbiano sinora prodotto le indagini sul caso, che nonostante non veda nessuna terza persona coinvolta o indagata neanche tecnicamente, sono andate avanti senza soluzioni di continuità sin dai primi giorni. E il tutto con grande dispendio di uomini e mezzi, sia militari che civili. Irene Cristinzio sembra un fantasma vaporizzato nel nulla in una soleggiata mattina di luglio a pochi metri da casa sua mentre stava per farvi rientro dopo la consueta passeggiata mattutina in campagna.

E nonostante ipotesi e illazioni sul caso non manchino e non siano mai mancate, le uniche affermazioni perentorie sono quelle che arrivano dalla sua strettissima schiera di congiunti, il marito Antonino Nanni con i figli Nicoletta, Toto e Gabriele, che hanno sempre sostenuto la tesi del sequestro di persona. Una ipotesi che però sinora non ha raccolto uno straccio di prova o riscontri obiettivi a supporto.

Una convinzione ferrea alla quale si aggrappano per deduzione logica: «Nostra madre non aveva nessuna ragione per compiere un gesto sconsiderato – hanno sempre detto i figli di Ireene Cristinzio in perfetta sintonia con il padre – Nessun particolare problema in casa o fuori dalla mura domestiche. La sua era una esistenza felice in funzione della famiglia che da poco si era allargata con l’arrivo di un nipotino. Non sarebbe mai scomparsa così dall'oggi al domani, lasciando tutto a casa, soldi e documenti, e portando via solo due cellulari peraltro risultati da subito non raggiungibili».

Certezze avallate più che altro dai silenzi accondiscendenti dei conoscenti più stretti. Sino a quando questo inverno per la prima volta si registra uno “strappo” con le affermazioni che arrivano dall’altro ramo della famiglia Cristinzio. Dal fratello Michele e dall’anziana madre Giuseppina che vivono nel loro paese d’origine a Monteroduni in provincia di Isernia. Anche loro temono il peggio per la loro consorte che er tutto il mese di giugno aveva soggiornata casa di famiglia nelle Marche. Ma parlano anche di una donna «profondamente turbata a causa di problematiche insorte negli ambiti relazionali della donna in Sardegna, sia ad Orosei che ad Olbia», e invitano gli inquirenti a fare chiarezza su alcuni particolari e su certi personaggi. Dichiarazioni che i carabinieri verbalizzano e verificano, ed effettivamente qualche riscontro lo trovano pure. Ma si rimane nel campo delle ipotesi. C’è poi l’altra tesi alternativa all’allontanamento volontario: quello dello scambio di persona.

A lanciarla per primo è uno scrittore giornalista pubblicista veneto, stretto amico di una ricca imprenditrice del nord est italiano che ha comprato casa ad Orosei dove trascorre gran parte delle ferie. Secondo l’uomo il vero obiettivo di un fantomatico gruppo di prelievo sarebbe stata proprio la sua amica scambiata maldestramente invece con Irene Cristinzio. Un errore grossolano che sarebbe costato la vita alla ex prof.

Anche questa però è una pista verificata e quindi abbandonata. Ma allora che fine ha fatto Irene Cristinzio? Possibile che nessuno particolare capace di dare una svolta alle indagini sia emerso dopo un anno? Chissà, fatto sta che la sensazione che ciò possa accadere da un momento all'altro è sempre viva. Anche dopo un anno di silenzi e misteri.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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