La Nuova Sardegna

Nuoro

Un tuffo nel passato quando si andava in vacanza al Monte

di Antonio Bassu
Un tuffo nel passato quando si andava in vacanza al Monte

Viaggio nel tempo organizzato dal Comitato Ultima spiaggia Franca Marchi ha ripercorso un rituale di tanto tempo fa

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NUORO. Con una analisi puntuale, riferita al romanzo autobiografico di “Cosima”, ultima opera del Nobel per la letteratura Grazia Deledda, la docente Franca Satta Marchi ha tenuto una lucida relazione nel santuario della Madonna di Montenegro dell’Ortobene. Con la quale ha raccontato il cerimoniale delle vacanze delle famiglie nuoresi sulla montagna nuorese. L’incontro è stato organizzato dall’associazione “Monte Ortobene, ultima spiaggia“, in collaborazione con la parrocchia di Santa Maria della Neve”.

Richiamando il periodo storico 1943-1953, la Marchi, raccontando vicende inedite, ha ripercorso la storia del vivere quotidiano dei nuclei familiari nel periodo delle vacanze estive. Lo ha fatto con trasporto ed entusiasmo, metà in italiano e metà in nuorese. Suscitando l’apprezzamento del pubblico presente.

Soprattutto nel momento in cui il racconto si è colorato della prosa locale, con riferimento agli aspetti discreti, in una atmosfera di ricordi caratterizzati da amicizie e confidenze personali tra i componenti delle famiglie, accampati nelle case private e nelle “cumbessias” del santuario. La relatrice non ha mancato di raccontare le bellezze selvagge dei boschi dell’Ortobene, o dello spaziare con lo sguardo verso la costa. Così come quando ha raccontato la storia della nascita della chiesa intitolata alla Santissima, alla quale i marinai scampati a una tempesta innalzarono le loro preghiere di protezione. Franca Satta Marchi ha rievocato i nomi delle famiglie che trascorrevano le vacanze estive sull’Ortobene, e scambiavano gli inviti ai pranzi organizzati con semplicità e allegria. E poi le stesse famiglie festeggiavano l’intesa raggiunta con un buon caffè che completava un pranzo sostanzioso fatto con l’arrosto di pecora, Per non parlare delle funzioni di una Nuoro schizofrenica, senza memoria, che viveva quel mese di svagatezza in una atmosfera di allegria e correlazioni tra i membri delle famiglie che spettegolavano. E raccontavano le rispettive amenità, in una atmosfera sbarazzina.

Si trattava di storie, che nel periodo compreso tra il 1943 e il 1953, si perdevano tra le pagine di cronaca vissuta e romanzata, come in una favola, raccontate con allegria, in nome di una fiaba che creava felicità.

A conclusione della relazione di Franca Marchi si è aperto il dibattito sulla destinazione del monte Ortobene, dimenticato e abbandonato da tutti. E in primis dall’amministrazione civica che lo ha confinato nel dimenticatoio. Così come i 980 ettari acquistati dalla Regione e passati all’ente locale. Con la partecipazione dei presenti è stata fatta una analisi delle manchevolezze, dei progetti falliti, della partecipazione dell’area di protezione speciale, del mancato recupero dell’ex albergo Esit, della sua mancata valorizzazione, del tessuto urbano, dell’abbandono dei siti, delle aree boschive e rurali di prestigio.

Così, come ha sottolineato Brunello Fiori, si è parlato del fatto che il monte sino a oggi non sia riuscito a recuperare un ruolo centrale nella vita di Nuoro e dei nuoresi.

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