Assenteismo, reintegrati i cinque sospesi
Il tribunale della libertà accoglie i ricorsi contro l’allontanamento dal posto di lavoro. «Non c’è rischio che reiterino il reato»
NUORO. Già da oggi, torneranno tutti al lavoro in Comune. Nella tarda mattinata di ieri, infatti, il tribunale della libertà di Sassari ha accolto l’appello dei loro avvocati che chiedevano l’annullamento della misura interdittiva della “sospensione dall’esercizio di un pubblico servizio” e il reintegro immediato nel posto di lavoro.
E così, dopo settimane complicate, fatte di assemblee, documenti, e diverse prese di posizione da parte dei sindacati, i cinque dipendenti del Comune di Nuoro che a fine giugno erano stati sospesi dal servizio su richiesta della Procura e disposizione del gip nell’ambito dell’inchiesta sui casi di assenteismo in municipio, possono tirare adesso un bel sospiro di sollievo.
Da oggi, dunque, Graziano Mingioni, Mariano Mura, Antonio Mingioni, Matteo Floris e Paolo Raimondo Corona, torneranno al lavoro nel palazzo di via Dante. Dallo scorso 25 agosto, invece, erano stati sospesi e senza stipendio.
Misura cautelare annullata, ha stabilito, invece, ieri, il tribunale della libertà accogliendo in pieno il ricorso degli avvocati Angelo Manconi, Antonio Meloni e Basilio Brodu. E i cinque impiegati comunali, insomma, possono tirare un bel sospiro di sollievo, anche se l’inchiesta giudiziaria nei loro confronti segue comunque la sua strada.
A convincere il tribunale della libertà di Sassari, sono stati dunque gli argomenti sostenuti dai loro difensori. L’avvocato Manconi, che ha discusso per primo, avant’ieri mattina, ha battuto molto sull’assenza del rischio di reiterazione del reato. Visto che proprio questo rischio era stato quello che aveva convinto il gip del tribunale di Nuoro a disporre la sospensione dei cinque impiegati. E sia Manconi, sia gli avvocati Antonio Meloni e Basilio Brodu, carte alla mano, hanno discusso anche del fatto che l’amministrazione comunale non avesse riportato un danno effettivo dalle uscite non sempre giustificate dei cinque. E non lo aveva riportato, secondo i legali, per un motivo molto semplice: tra i cinque, chi più chi meno, tutti avevano accumulato un monte di ore lavorate ma non retribuite. Una giustificazione che la Procura e i carabinieri avevano bollato come banale scusa: avrebbero dovuto timbrare il cartellino, comunque. Ma la difesa ha riprodotto lo stesso argomento al tribunale della libertà, insieme alla segnalazione di alcuni passaggi dell’indagine che gli avvocati hanno bollato come sbavature belle e buone. L’avvocato Antonio Meloni, ad esempio, ha fatto notare come in diversi filmati non si vedesse dove andavano a finire i dipendenti.
E dunque non si potesse stabilire con certezza se fossero o meno fuori per ragioni di lavoro. In un caso, infine, un dipendente era stato filmato mentre faceva acquisti al Brico.
«Ma quel giorno – ha detto il legale – il mio assistito era in ferie, quindi era perfettamente legittimato ad andare a fare compere».
Il tribunale della libertà, evidentemente, ha accolto le istanze dei difensori e ieri pomeriggio, dopo una breve camera di consiglio dove ha affrontato tutti le cinque posizioni dei ricorrenti, ha sciolto la sua riserva e ha deciso di reintegrare i cinque nel loro posto di lavoro.
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