In pericolo per una puntura d’ape
Silanus, la cantante Paola Virde evita lo shock e accusa l’ospedale di Ghilarza
SILANUS. La prontezza nell’assumere dei farmaci che teneva in casa le ha evitato le conseguenze pericolosissime di uno shock anafilattico, ma se avesse dovuto fare affidamento solo sul pronto soccorso dell’ospedale di Ghilarza, dove si è fatta prontamente accompagnare dalla mamma dopo aver assunto dei cortisonici, forse oggi non potrebbe raccontare con rabbia che dopo un’ora e mezza di attesa, non è stata neppure visitata da un medico. Paola Virde giovedì pomeriggio è stata punta alla mano da un’ape. Sa di essere allergica al veleno perché già un’altra volta ha avuto uno schok anafilattico dopo la puntura. Anche per questo non si fa mancare il farmaco da usare in caso di emergenza. «Dal momento che sono un soggetto allergico (in passato ho già avuto uno shock anafilattico con conseguente arresto cardiaco dal quale mi sono salvata per miracolo), ho telefonato al medico di famiglia – racconta –, che dopo avermi detto cosa assumere, mi ha ordinato di recarmi immediatamente al pronto soccorso più vicino perché avevo anche una sensazione di gonfiore alla gola con un senso di anestesia e intorpidimento della trachea. I miei genitori mi hanno subito accompagnato al pronto soccorso dell’ospedale di Ghilarza, il presidio più vicino, dove ho raccontato l’accaduto a un infermiere precisando che ero allergica. Mi hanno fatto accomodare in sala d’attesa dicendomi di aspettare». Paola Virde racconta che poco dopo è arrivato un vecchietto con codice verde, mentre ad attendere c’era anche una ragazza che da due ore si dimenava in presa a coliche addominali. «Dopo un’ora ho fatto notare che avevo una sensazione di gonfiore alla gola e di soffocamento – prosegue –, ma mi è stato detto di attendere il mio turno. In un’ora e mezza non mi ha visitata nessun medico e a quel punto sono andata via. Sono stata fortunata, ma poteva andare peggio. Dico solo che l’assistenza è stata vergognosa». (t.g.t.)
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