Gelo dal Governo: nessuna speranza sul futuro del carcere
Il deputato di Sel Piras ha incontrato il vice ministro Costa Il tentativo è di scongiurare la chiusura del penitenziario
MACOMER. L’ultima speranza di salvare il carcere era legata all’incontro che il deputato di Sel, Michele Piras, aveva chiesto al vice ministro della Giustizia, Enrico Costa. Il parlamentare lo ha incontrato mercoledì, ma non si è dimostrato soddisfatto del risultato. Si può anche dire che non si guarda con ottimismo al futuro della struttura carceraria di Macomer.
Dall’incontro è emerso un evidente scollamento tra la politica che si occupa di giustizia e il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, che va avanti a testa bassa con la chiusura accelerando i tempi della chiusura. Delusione per l’esito dell’incontro è stata espressa dai sindacati della polizia penitenziaria e dal sindaco di Macomer, Antonio Succu, che ha scritto al Ministro manifestando disappunto per la decisione di smantellare il carcere assunta senza aver sentito le amministrazioni locali e in modo del tutto autonomo, come se il carcere fosse una realtà separata dalla città, una specie di enclave che ha vissuto una per anni una vita propria avulsa dal contesto sociale ed economico di Macomer.
È ormai evidente che l’incontro tra Michele Piras e il vice ministro della Giustizia Costa non ha prodotto risultati. Il parlamentare è rientrato praticamente a mani vuote. Già dalle prime battute è emerso chiaro che Costa non sapeva nulla del carcere di Macomer. Probabilmente ne ignorava anche l'esistenza, ma c’è anche da dire che la chiusura è stata disposta con un decreto del Ministro e che il Parlamento ha respinto un ordine del giorno dei deputati Piras e Capelli in seguito al parere negativo del Governo. Costa si è impegnato a verificare altre possibilità di utilizzo del carcere alternative a quelle attuali e verrà a settembre per verificare l’effettiva veridicità dei motivi con i quali l’amministrazione carceraria ne ha motivato la chiusura, cioè quando i buoi sono scappati, come ha fatto notare lo stesso Piras, il quale ha spiegato al ministro che già fra una settimana è troppo tardi in quanto si sta procedendo a svuotare il carcere a tappe forzate. Quando non ci sarà più neppure un detenuto, i parlamentari non potranno accedere. Allo stato delle cose, poi, è molto difficile che l’amministrazione penitenziaria riveda le sue scelte. Il disappunto e l’amarezza del sindaco sono nella lettera inviata al Ministro. Antonio Succu ricorda che nel carcere di Macomer negli ultimi anni sono stati fatti investimenti consistenti grazie ai quali è stato trasformato in una struttura sicura e moderna. «Attualmente – scrive – ospita 60 detenuti e l’elevata sicurezza si coniuga alle condizioni più umane d’Italia». Il sindaco ricorda ancora che nella struttura carceraria ha sede e opera un nucleo regionale antidroga che, grazie alla centralità geografica della sede di Macomer, serve tutte le strutture penitenziarie dell’isola e altre forze dell’ordine. Sottolinea infine che il decreto che ne dispone la chiusura si basa su comunicazioni inesatte dell’amministrazione penitenziaria che riguardano la capacità ricettiva, che non è di quarantacinque ma di oltre novanta unità, e la sicurezza della struttura, che accoglie da anni i detenuti islamici condannati per terrorismo.
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