La Nuova Sardegna

Nuoro

Progetto per l’eolico bloccato da tre anni: proteste a Borore

di Tito Giuseppe Tola
Progetto per l’eolico bloccato da tre anni: proteste a Borore

Riunione in Comune con sindaco, Confindustria e sindacati Ghisu: «Inutili tutti gli appelli e il ricorso allo Sblocca Italia»

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BORORE. Voluto dall’amministrazione comunale per la ricaduta economica e per tutta una serie di altri vantaggi e condiviso dai cittadini, il progetto per l’installazione a Borore di un impianto per la produzione di energia eolica nel quale troverebbero occupazione diretta sette persone, si è arenato nelle secche della burocrazia regionale che uccide le imprese e fa scappare gli imprenditori. Dopo le aziende dell’Accordo di programma di Tossilo che hanno gettato la spugna di fronte alle pretese di una burocrazia impossibile, è ora la volta dell’Ensar, una società del gruppo Saras che opera nel settore delle energie alternative la quale, a distanza di 896 giorni dalla presentazione del progetto al Servizio di valutazione ambientale della Regione, è ancora in attesa di riscontri che facciano capire se l’intervento andrà avanti o se dovrà essere abbandonato. Il 13 aprile del 2012, nel corso di un’affollata assemblea il progetto è stato presentato ai cittadini con un riscontro più che favorevole. Dopo alcune interlocuzioni con tempi biblici di risposta, sul tutto è calato il silenzio. Dall’ultima richiesta di chiarimenti per la quale il Savi ha dato all’Ensar 10 giorni di tempo per rispondere, pena l’azzeramento della procedura, sono passati 192 giorni, che sommati aglio altri fanno più di due anni e mezzo. Nel frattempo il prezzo dell’energia si è dimezzato. Il malessere dell’impresa, dell’amministrazione comunale e dei cittadini di Borore per un ritardo che appare incomprensibile è stato manifestato nel corso di un incontro che si è svolto nell’aula consiliare del Comune di Borore al quale sono intervenuti l’amministrazione comunale col sindaco, Tore Ghisu, il presidente della Confindustria di Nuoro, Roberto Bornioli, e il presidente dello sportello Marghine, Lorenzo Sanna, i sindacati rappresentati dai segretari generali di Cgil e Cisl, Salvatore Pinna e Michele Fele, dal segretario provinciale della Uil Trasporti e Ambiente, Franco Cappai, e dalla segretaria della Femca Cisl, Katy Contini. «Abbiamo scritto a Renzi – ha detto Tore Ghisu – chiedendo di inserire il progetto nel pacchetto di misure “Sblocca Italia”, ma non si è sbloccato nulla». Non si è stupito del ritardo il presidente di Confindustria, Roberto Bornioli, il quale ha detto che in Italia, e quindi anche in Sardegna, l’autorizzazione integrata ambientale, che prelude a tutte altre autorizzazioni, ha tempi che vanno da 14 mesi a cinque anni. «Il non fare in Italia costa 500 miliardi di euro – ha detto –, una cifra da capogiro. Qui abbiamo un’iniziativa che è accolta favorevolmente dalla comunità locale, ma non decolla a causa della burocrazia. È assurdo». I sindacati sono pronti a sostenere la battaglia per sbloccare la pratica. Il progetto prevede l’installazione di 12 pale eoliche nelle campagne di Puttu Oes, quasi a ridosso della zona industriale di Tossilo. I vantaggi per il comune di Borore sono enormi: 252 mila euro una tantum, 500 mila euro per l’acquisto dei terreni, 2,6% all’anno del fatturato pari a circa 262 mila euro, 239 mila euro di Imu. A questo si somma la ricaduta occupazionale con sette unità fisse, più il personale impiegato nella fase di montaggio e nelle manutenzioni.

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