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Nuoro

I decreti del Governo lasciano senza reddito 1500 ex lavoratori

di Tito Giuseppe Tola
I decreti del Governo lasciano senza reddito 1500 ex lavoratori

Macomer, in gran parte erano dipendenti Queen e Legler Domani un incontro tra sindacati e amministratori regionali

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MACOMER. Il decreto del Governo che cancella i finanziamenti per la cassa integrazione in deroga e la mobilità, lascerà senza reddito 1500 ex lavoratori e altrettante famiglie dell’area industriale Macomer-Ottana. Sono per la gran parte ex dipendenti delle aziende tessili Queen e Legler chiuse negli anni scorsi. A fare le spese della decisione del Governo potrebbero essere anche gli ultracinquantenni della Legler che erano garantiti da accordi blindati e da un decreto, poi convertito in legge, firmato dall’allora ministro del Lavoro Maroni. Domani i sindacati incontreranno gli amministratori regionali per vedere di risolvere anche il problema della mobilità in deroga. «Scade il 31 agosto – dice Jose Mattana dei tessili Cgil –, stiamo cercando di garantirla fino al 31 dicembre, anche se c’è da dire che questi lavoratori, pur con gli accordi firmati, non vedono un euro da mesi. Il fatto è che non ci sono i soldi e, purtroppo, non ci sono neppure prospettive di lavoro per rioccuparli».

La bomba degli ammortizzatori sociali potrebbe esplodere a fine anno con effetti dirompenti nei primi mesi del 2015 quando più di 1500 famiglie si ritroveranno senza soldi. Oltre la metà dei lavoratori tessili che rischiano di non avere più la copertura degli ammortizzatori sociali sono di Macomer. Ci sono i 500 ex dipendenti Legler, numero che comprende anche quelli di Siniscola e Ottana, 150 ex lavoratori del calzificio Queen, altri cento ex Queen che erano stati espulsi negli anni scorsi e che sono in mobilità in deroga per i quali si fa domanda di proroga tutti gli anni. A questi si sommano una miriade di lavoratori di piccole e piccolissime aziende che hanno cessato l’attività e vivono di ammortizzatori sociali, circa 700 euro al mese e molto meno per quelli che sono in mobilità da più anni. «Siamo impreparati a gestire la situazione che si creerà quanto questa gente non avrà più di che vivere – prosegue Jose Mattana –, millecinquecento famiglie che di punto in bianco si ritroveranno senza nulla sono un problema serio, credo anche di ordine pubblico. Si creerà una situazione sociale esplosiva e difficile da gestire».

Secondo il sindacalista, non c’è nessuna volontà di gestire il problema. «È da più di un anno che il sindacato lancia appelli e cerca di richiamare l’attenzione della politica sollevando, anche con toni allarmati, le questioni legate agli ammortizzatori sociali – dice –, i politici della zona non hanno speso una parola in merito e non se ne sono mai occupati. A dire il vero non si curano neanche degli altri problemi del territorio, che sono gravissimi. La chiusura delle industrie ha creato un deserto occupazionale con contraccolpi economici pesantissimi, ma la politica pensa ad altro». Il sindacalista della Cgil sottolinea che non si può vivere per sempre di assistenza. «Gli ammortizzatori sociali – dice – non sono un vitalizio, ma una copertura in attesa della soluzione del problema. Qui, però, di soluzioni non se ne vedono. Si sono fatti corsi di riqualificazione fine a se stessi, serviti solo agli enti di formazione che li organizzano. Servono corsi mirati e finalizzati all’occupazione, diversi da quelli per pasticceri frequentati dai tessili in mobilità che non sanno cos’è una pasticceria».

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