La Cisl sull’Isre: «Regione centralista»
Il segretario regionale Ignazio Ganga parla di penalizzazione delle zone interne e chiede il ripristino del finanziamento
NUORO. La giunta regionale sul caso Isre si dimostra insensibile e centralista. Parole di Ignazio Ganga, numero uno della Cisl sarda, nuorese e dunque profondo conoscitore delle dinamiche sociali ed economiche delle zone interne dell’isola. Il segretario regionale del sindacato prende posizione sul braccio di ferro che vede da una parte l’Istituto superiore etnografico e dall’altra l’assessore regionale alla Cultura. Ganga prende spunto dall’allarme lanciato dal presidente dell’istituto Bruno Murgia, che ha denunciato il taglio di due milioni sul bilancio 2014 dell’ente regionale e il conseguente blocco di ogni attività, musei compresi, a partire dal primo ottobre. La Regione sostiene invece che nel 2013 l’Isre ha dichiarato un avanzo di bilancio proprio di due milioni e che dunque vale il principio della compensazione. «Per la Cisl sarda, se confermata la denuncia dei vertici dell'Etnografico sul contenimento delle risorse non sarebbe da interpretare solo come un banale problema di carattere amministrativo, ma come un fatto più delicato che riverbera su una riproposizione in chiave centralista dell'Ente Regione che nei fatti esprimerebbe sensibilità distanti dai grandi valori voluti dai padri dell’autonomia regionale sulla pari dignità e sul riequilibrio sociale e territoriale».
L’Isre non gestisce solo più musei, dice Ganga. «È il centro dell'identità dell'isola – dice il sindacalista –, in una Sardegna, quella delle zone interne, alla ricerca di una nuova dimensione economica che prova ad attivare nuovi percorsi di crescita».
Il segretario regionale della Cisl lancia dunque un appello alla giunta regionale. «Ritrovare un equilibrio sui trasferimenti di pertinenza dell'Istituto Superiore Etnografico, che garantisce oltre alla dimensione museale innumerevoli eventi culturali per l'intero territorio regionale, è allora un aspetto da chiarire al più presto».
Ganga, sindacalista di vecchia data, ricorda le motivazioni che oltre quarant’anni fa portarono alla nascita dell’istituto etnografico proprio a Nuoro. «Fu voluto – scrive – da un'antica classe dirigente che sulla valorizzazione delle peculiarità storico-culturali, sui localismi e sul loro potenziamento pensava si potesse costruire una Regione diversa e soprattutto più moderna, che anche attraverso l'irrobustimento dei suoi giacimenti culturali si sarebbe più agevolmente interfacciata con l'Europa e con il mondo. Passaggi non distanti dalle sensibilità espresse nel programma di Governo della Giunta regionale che siamo fiduciosi poter riscontrare anche su questa vicenda. Mai come oggi, infatti, la consapevolezza è che il processo di ammodernamento di quest'Isola potrà essere attuato con interventi finalizzati all'accumulazione di conoscenze e con il sostegno alle infrastrutture del sapere: aspetti ben interpretati nell'esercizio della sua missione dall'Etnografico fin dal lontano 1972»
Il sindacalista chiama in causa anche il padre dell’archeologia sarda Giovanni Lilliu, fondatore e a lungo presidente dell’istituto nuorese. «Non sapremo mai che considerazioni avrebbe fatto il compianto professor Lilliu – scrive Ganga – ideatore dell'Istituto Superiore Regionale Etnografico, raro esempio di decentramento amministrativo di quest'Isola, oltre che eccellenza nel campo dei saperi regionali e dell'etnografia internazionale, nel riscontrare un contenimento delle risorse per il funzionamento di una delle più importanti infrastrutture culturali della nostra Regione.Forse mai come oggi, l'immagine tracciata, fra il serio e il faceto, dall'Accademico dei Lincei della "capanna dei capi" rivolta verso il Golfo degli Angeli e non verso il villaggio alle prese con i problemi della quotidianità, potrebbe essere attuale se non venissero ripristinate le condizioni ottimali per il funzionamento dell'Istituto che, come scritto in questi giorni, garantisce anche la fruizione della casa museo di Grazia Deledda e la valorizzazione della collezione Cocco esposta a Cagliari nella Cittadella dei musei». (p.me.)
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