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La Cgil: industria morente, colpa della politica

La Cgil: industria morente, colpa della politica

Jose Mattana replica al deputato Sel, Michele Piras: i sindacati non hanno responsabilità

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MACOMER. Le fabbriche di Macomer e del centro Sardegna sono chiuse perché non c’è stata la volontà politica di salvarle e le colpe non vanno cercate nel sindacato, ma tra chi aveva il potere di decidere, cioè i politici. Questa, in sintesi, la replica di Jose Mattana della Cgil, al deputato Sel Michele Piras che nei giorni scorsi, rispondendo a un intervento del sindacalista sugli ammortizzatori sociali in deroga, aveva chiamato in causa le organizzazioni sindacali. «Mi lusingano le attenzioni suscitate, anche se con notevole ritardo, dalle mie dichiarazioni sul dramma di quei lavoratori che dal 1° gennaio non avranno più un reddito – scrive in un comunicato – , anche se hanno provocato indignazione in soggetti particolarmente sensibili. Quando, pur non intendendo far di tutta l’erba un fascio, ho affermato che i politici del territorio non hanno speso una parola, forse perché non immaginano i danni che causerà la bomba sociale che esploderà con la fine degli ammortizzatori sociali in deroga, ho fatto un torto all’unico politico sempre presente e disponibile che tanto si è speso per il nostro territorio, Paolo Maninchedda, e me ne scuso. I suoi interventi hanno prodotto risultati importanti e tangibili.Non ricordo interventi di rilievo da parte di chi occupa oggi un’importante poltrona, nonostante non sia stato eletto con le preferenze del territorio, e che sedeva in Consiglio regionale dall’inizio della crisi industriale, al di là della solidarietà manifestata a parole nelle aziende occupate o con inutili convegni dal sapore di campagna elettorale». Mattana sottolinea che «la solidarietà non si manifesta porgendo le condoglianze ai lavoratori davanti alle aziende defunte ma, con i fatti, stando costantemente al loro fianco, assicurandosi che abbiano un minimo di reddito che consenta di sopravvivere e lottando con loro per avere nuovi posti di lavoro e fronteggiare la grave emergenza sociale. Cosi come fa tutti i giorni il sindacato». Rimarca ancora che il sindacato non ha mai concertato, deciso ne co-gestito le scelte di politica economica nel territorio e non ha responsabilità per la chiusura Legler e Queen. Le responsabilità sono invece da ricercare nella politica. «Auspico – conclude – che con la stessa rabbia e determinazione con cui ci si auto assolve, anche se con notevole ritardo, di fronte a un allarme sociale lanciato dal sindacato, si lavori finalmente per ridare la speranza a quelle famiglie che hanno perso il lavoro, mi auguro non con la stessa tempistica, altrimenti la battaglia è persa in partenza.(t.g.t.)

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