Seconda pelle di massajos e pastores un ricco patrimonio da tramandare
di GIGI SANNA Festa de colores in bidda e in su monte Sun mudaus a festa sos carros chin sor boes zente a manu tenta pesat unu ballu pro una festa de colores tantar missas e sonadores custu est...
di GIGI SANNA
Festa de colores in bidda e in su monte
Sun mudaus a festa sos carros chin sor boes
zente a manu tenta pesat unu ballu
pro una festa de colores
tantar missas e sonadores
custu est su Redentore.
La festa dei nuoresi era sicuramente la più sentita, per la devozione che i nostri padri ci hanno tramandato, una festa che coincideva con il rientro dei nostri conterranei dalle parti più disparate del mondo.
Esisteva questa voglia di tornare in quel paese mai scordato (anche se oggi è una città?) per rivivere un rituale ancestrale che lega l’uomo sardo alla sua origine, in questa terra che ha secoli e noi solamente degli anni.
La festa adesso ha perso un po’ di magia, di quell’originario richiamo e di quella fedele devozione di una volta, perché si è passati ad una Sagra ad uso e consumo turistico, dove gli stessi nuoresi preferiscono andare al mare pur di non assistere alla sfilata. La giornata che sicuramente non può perdere un nuorese, invece, è l’appuntamento all’Ortobene, un giardino naturale con i suoi lecci secolari e le pietre scolpite dal tempo, che custodiscono i nostri segreti più intimi, di quando la Nuoro dei massaios e pastores portava sos istranzos a su Monte pro los accasazzare. Per noi era come farli accomodare nel salotto buono di casa.
La nostra speranza di rivedere sfilate e balli non più scanditi dal tempo limitato, ma da gioie comuni a non finire, si aggrappa ai giovani nuoresi, che possono e devono far loro la magia di un Redentore che nel tempo ha scolpito un forte senso d’appartenenza, nei loro padri e prima ancora nei padri dei loro padri. Una devozione da sempre tramandata e i giovani hanno l’infinita possibilità di far sì che il sacro perduri nel tempo. Da sempre il costume sardo è stato ed è la seconda pelle dei sardi, svestirsi da questa fede per sfoggiare uno smisurato ego è un forte colpo al senso d’appartenenza che da millenni ha unito noi sardi, dell’intera isola. Tutto ciò, per un’epoca rabbuiata dai subdoli piaceri di un villaggio globale e da un triste show che vede coinvolta una civiltà morente, la nostra civiltà, quella dei sardi.
Pastore, cantante
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