La missione di Zelinda Roccia
Siniscola, l’impegno in Nicaragua per strappare i bambini dalla strada
SINISCOLA. È solo di passaggio in Sardegna Zelinda Roccia, 63 anni, fondatrice in Nicaragua dell’associazione Los Quinchos che raccoglie centinaia di bambini strappati alla violenza e alla povertà. L’ex insegnante di Lettere, ha mollato tutto in Italia per trasferirsi nel paese del centro America. Di ritorno da un viaggio in India, dove si trovava per un progetto umanitario, ha fatto tappa alla Caletta, dove vivono alcune sorelle e un fratello, e ripartirà stasera dai suoi ragazzi. Zelinda Roccia è originaria di Siniscola solo per caso è nata a Tonara.
Conosciuta in tutto il mondo, è stata premiata come ambasciatrice della pace a Firenze nel dicembre dello scorso anno. Vive solo per la sua missione: riportare ad una vita serena i bambini abbandonati di Managua. Non solo aiuto morale però, lei e il gruppo che ha aderito al progetto, ai quinchos insegnano un mestiere che gli consente una volta grandi di camminare con le proprie gambe. Studio e lavoro questa la ricetta di Zelinda con la soddisfazione che alcuni dei bambini accolti in tenera età nel centro di Managua, si sono anche laureati. Un progetto sostenuto e finanziato da comitati italiani e da numerosi volontari con un aiuto a distanza per i bambini che garantisce la continuità del progetto. «Qualche anno fa Zelinda ha anche portato in Sardegna un gruppo di questi ragazzi – dice il fratello Gianni – trascorsero alcuni giorni in Sardegna e ricordiamo tutti in famiglia il loro calore umano. Passammo alcuni giorni assieme ed è possibile rivederli in una foto in cui compare anche allora giovanissimo, il portiere della nazionale Salvatore Sirigu». La svolta nella vita di Zelinda Roccia arriva nell’88 quando in vacanza in Sudamerica, varca la frontiera tra Honduras e Nicaragua rischiando le pallottole dei protettori dei contras. «È scattata la molla che mi ha portato a decidere di mollare tutto – racconta in una vecchia intervista –, ma solo tre anni dopo con il prepensionamento, sono riuscita a tornare. Sono ripartita da sola, senza organizzarmi e nessun appoggio lavorando nei barrios più miserabili e negli asientamientos, gli insediamenti dove la gente vive in baracche costruite con pezzi di lamiera o con teli di plastica».
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