Nei meandri dell’anima con le opere di Moncelsi
NUORO. Scandaglia nei meandri più nascosti dell’anima, Elio Moncelsi. Alla ricerca continua del senso più profondo dell’esistenza umana. Tra momenti idilliaci e spensierati, e tanti altri di dolore,...
NUORO. Scandaglia nei meandri più nascosti dell’anima, Elio Moncelsi. Alla ricerca continua del senso più profondo dell’esistenza umana. Tra momenti idilliaci e spensierati, e tanti altri di dolore, inquietudini, tragedie, sofferenze. È semplicemente la vita. “Dipingere la vita” è non a caso il titolo della rassegna antologica che l’artista propone in questi giorni, fino al prossimo 7 settembre, nei locali dell’ExMè, l’ex mercato civico, piazza Mameli (tutti i giorni dalle 10 alle 13 e dalle 17,30 alle 20).
Circa duecento le opere in esposizione, illustrazioni, quadri, sculture e persino poesie e pensieri sparsi da Zibaldone. Come se fossero appunti di una vita, di un lungo percorso, di un lungo viaggio, dove capita, è naturale che capiti, di incontrare nuovi mondi, facce di uomini e donne, scenari aperti come pure antichi popoli e cavalli liberi e vele spiegate e maschere e scorci paesani e minatori sudamericani e rivoluzioni di ogni genere. Con una costante: il sacro, il divino. Il volto di Cristo nel panno di Veronica come pure in una scultura e nel suo calco; l’ultima cena, con gli apostoli pastori sardi; il pane e il vino; la natività, che si ripete in tutte le donne con bambino. Ogni quadro è una finestra nella nostra anima, «una porta che fa comunicare due spazi vicini ma diversi, come i nostri mondi? Lo stesso vale – assicura Moncelsi – per la poesia, per la musica, per tutto ciò in cui l’uomo ha la sapienza e il desiderio di esprimersi».
«Questi sono i miei dipinti / giorni della nostra vita, / appunti di viaggio / del mio diario di bordo; / non ne sono geloso, / puoi leggerlo, se vuoi» scrive lo stesso artista nativo di Armungia, nuorese da una vita. Figurativo, impressionista, si distingue soprattutto per l’impiego della tecnica aerografica e usa siglare le sue opere con una frase tratta dalla Bibbia. Ogni suo quadro, ogni sua opera è un invito alla riflessione. «Ho bisogno di una quota di intervento da parte del visitatore, senza la quale la mia opera rimane un semplice oggetto addormentato». È il principio ispiratore di quella che Elio Moncelsi definisce “arte gestuale”, dove ogni sua proposta si completa con la lettura e i gesti di chi la osserva. (l.p.)
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