Al via le assemblee di Cgil, Cisl e Uil per rilanciare il tessile
Macomer, azione unitaria per arginare il disastro sociale Nel 2015 ottocento lavoratori resteranno senza reddito
MACOMER. Lunedì si terrà a Macomer la prima delle tre assemblee con le quali i sindacati dei tessili Cgil, Cisl e Uil cercheranno di rilanciare la vertenza di settore impantanata da oltre cinque anni in una palude di silenzio e disinteresse. L’appuntamento è per le ore 10 alle caserme Mura. Mercoledì un’identica assemblea si terrà a Ottana alla stessa ora e il giorno dopo si svolgerà a Siniscola per i lavori tessili della Baronia. I sindacati hanno deciso di muoversi in modo unitario di fronte al precipitare della situazione provocato dalla riforma degli ammortizzatori sociali dell’ex ministro del Lavoro, Elsa Fornero. Ottocento lavoratori resteranno senza reddito nel 2015 quando scadrà la mobilità che finora ha garantito un reddito minimo a chi ha perduto il posto di lavoro dopo la chiusura delle fabbriche Legler di Macomer, Ottana e Siniscola, del calzificio Queen di Macomer e di altre piccole attività legate al settore. I rulli di tamburo che invitano alla mobilitazione sono l’ultima spiaggia e l’ultimo tentativo di rimettere in gioco un territorio dove la crisi ha cancellato il lavoro. I sindacati sono consapevoli che gli ammortizzatori non sono una posizione di rendita (anche se scarsa) che può durare per sempre, ma chiedono alla Regione e allo Stato quali alternative propongano a mille e più ex lavoratori tessili della provincia di Nuoro che dalla metà del 2015 rimarranno senza reddito. Alle loro spalle ci sono altrettante famiglie. La cancellazione degli ammortizzatori sociali innescherà una bomba sociale estremamente pericolosa. Si parte con le assemblee per porre le basi di una nuova mobilitazione a sostegno di una vertenza con la quale i sindacati, i lavoratori e il territorio chiederanno risposte allo Stato e alla Regione. «Risposte – dicono i sindacati – che non devono farsi attendere. Siamo in forte ritardo nell’affrontare un problema che è già emergenza e che tra meno di un anno assumerà una dimensione esplosiva. Non è facile prevedere cosa accadrà quando un migliaio di famiglie non avranno più di che vivere». I sindacati chiedono allo Stato e alla Regione che il centro Sardegna benefici degli stessi aiuti per il rilancio riservati ad altri territori della Sardegna.
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