Pd, tentativi di pace in un partito lacerato
Prevosto, Chessa e Michelangeli: «Speravamo fino alla fine di essere un punto di equilibrio tra due fazioni in lotta»
NUORO. «Da più parti veniamo sollecitati a spiegare meglio il senso della nostra scelta politica di non partecipare al congresso provinciale del Pd. Infatti sembra quasi che il nostro appoggio alla candidatura di Renato Soru a segretario regionale del partito ci costringa automaticamente a partecipare al congresso provinciale col gruppo Deriu, Tidu e Costeri».
A parlare sono Carlo Prevosto, Lucia Chessa e Clara Michelangeli, i tre esponenti del Partito democratico nuorese che nei giorni scorsi avevano annunciato di volersi tenere a debita distanza dal prossimo congresso provinciale. «Noi partiamo dal dato di fatto di una lacerazione insanabile presente tra chi fino ad oggi ha governato il partito – sottolineano i tre –. In particolare da una parte abbiamo Deriu, Tidu e Bianchi e dall’altra Ladu, Cucca, Pirisi e Floris. La sfida tra questi due gruppi dirigenti si è svolta fino ad oggi sui seguenti temi (per usare i più delicati): “partito delle clientele” contro “partito del vitalizio”».
«Speravamo che noi tre insieme ad Antonio Arghittu potessimo rappresentare un corposo punto di equilibrio tra le due fazioni in lotta, permettendo una bonifica del clima, all’interno del quadro politico della candidatura di Renato Soru a segretario regionale. Alla riunione con lo stesso Soru del 3 agosto presso l’hotel Grillo a Nuoro sembravamo ad un passo dal realizzare questo progetto (è molto istruttivo ascoltare oggi gli interventi di quella sera) che avrebbe fatto molto bene al partito». «Preso atto della situazione – vanno avanti Prevosto, Chessa e Michelangeli –, abbiamo cercato di convincere coloro che appoggiavano Soru, ad esprimere un candidato unico che desse il senso della apertura e della novità che Soru sta promuovendo a livello regionale. Ci ritroviamo invece con un candidato di Deriu, uno di Tidu e uno di Costeri, nella speranza di poter ribaltare l’esito di un congresso che sembra già scritto (e che sarà contestato nella sua legittimità, esaltante gara a chi ha imbrogliato di più), con giochini di tessere e delegati di bassa lega. Per quanto sopra confermiamo la nostra scelta di non partecipare al congresso provinciale, e auspichiamo che una volta preso atto dell’esito del congresso regionale, tutti assieme ci si rimetta a lavorare per il bene comune, che, a scanso di equivoci, è il nostro territorio e non il nostro partito». «Restiamo convinti – chiudono infine Prevosto, Chessa e Michelangeli – che il significato della parola rinnovamento va cercato sicuramente al di fuori di tutte queste logiche di partito che tanto male hanno fatto; auspichiamo che una volta preso atto dell’esito del congresso regionale, tutti assieme ci si rimetta a lavorare per il bene comune (che, a scanso di equivoci, è il nostro territorio e non il nostro partito) impegnandoci a riportare con un minimo di orgoglio il nostro partito tra la gente».
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