Una delibera contro le servitù
La giunta dice no ai poligoni e all’occupazione militare nell’isola
ORGOSOLO. Il borgo dei murales rievoca i fatti di Pratobello. La giunta adotta una delibera unanime e si schiera contro l’occupazione militare della Sardegna. Un secco no ai poligoni e alle basi nel territorio sardo e la richiesta di immediata e totale dismissione delle servitù, con annessa bonifica dei territori interessati. È una presa di posizione forte quella che arriva dal municipio barbaricino, che, ancora una volta, non sembra disposto a tollerare scelte e decisioni percepite come soprusi e ingiustizie, a danno degli interessi della collettività. Non è così lontano quel 19 giugno 1969, data in cui l'intera popolazione prese parte alla celebre iniziativa di protesta contro l’installazione di un punto di addestramento dell’esercito italiano, proprio ad Orgosolo. L’esecutivo, guidato da Dionigi Deledda, ha voluto, pertanto, nei giorni passati, mettere nero su bianco la propria disapprovazione ad una presenza così massiccia di aree interdette alla normale circolazione e fruizione dei civili. Ben 35mila ettari in tutta la regione, vincolati da strutture e infrastrutture, al servizio delle forze armate. Un dissenso, che arriva, d’altra parte, a breve distanza dalla manifestazione del 13 settembre scorso, tenutasi a Capo Frasca, con la quale si intendeva evidenziare l’avversione del popolo sardo al controllo militare di vastissime porzioni dell’isola. Accentuata, peraltro, dall’incendio divampato, alcune settimane fa, nella zona e causato proprio dalle esercitazioni di alcuni soldati. «Un episodio grave, che oltre alle conseguenze non sottovalutabili, ha rappresentato l’ennesima conferma di come in Sardegna sia in atto un’ occupazione vera e propria, con tanto di simulazioni di guerra e riproduzioni di scenari bellici – sostiene Deledda – Da oltre 60 anni perdura un inaccettabile sopruso, incompatibile con la ricetta di sviluppo socio-economico dei nostri centri. Chiediamo, dunque che cessi ogni servitù e si dia avvio alla riconversione degli ettari occupati».
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