Angioi: «Difficile trovare appartamenti»
L’emergenza abitativa sta diventando uno dei rompicapo a cui si deve sottoporre con sempre più frequenza ogni amministrazione comunale. I casi di persone indigenti crescono giorno dopo giorno, per la...
L’emergenza abitativa sta diventando uno dei rompicapo a cui si deve sottoporre con sempre più frequenza ogni amministrazione comunale. I casi di persone indigenti crescono giorno dopo giorno, per la crisi economica e anche in seguito a separazioni coniugali, per via delle quali uno dei partner si ritrova spesso senza un tetto. I conti sino al 2012 davano in città 85 richieste di alloggi, destinate a ingrossarsi ancora. Tutto ciò con l’esigenza di trovare nuove abitazioni oltre a quelle già destinate allo scopo. L’amministrazione comunale ha infatti utilizzato per intero quella quota del 25 per cento (43 alloggi su 225) delle case popolari che la legge chiede sia lasciata libera proprio per rispondere alle situazioni più compromesse. Una parte delle soluzioni più gravi passerà attraverso le norme del regolamento fermo in commissione, che definirà in maniera precisa requisiti e punteggi per entrare in graduatoria. Per questo l’unico ombrello oggi diventano gli assegni dei servizi sociali, che intervengono anche con l’aiuto monetario per consentire di pagare l’affitto, oltre che per abbattere bollette di luce e gas.
L’assessore ai servizi sociali Mario Angioi: «Ci siamo già occupati della coppia di Su Pinu e abbiamo cercato di aiutarla, compatibilmente alle possibilità. Nessuno nega che si tratti di un dramma, soprattutto pensando al fatto che ci sono anche dei bambini. Ora si è messo in mezzo il limite rappresentato dal fatto che marito e moglie sono residenti a Oliena e, dunque, non rientrano più nella nostra sfera di competenza».
Non si poteva fare di più, è il concetto di Angioi. Che ha più volte messo in rilievo «la scarsità delle risorse per le estreme povertà».
Stesso discorso sul fronte alloggi: «C’è una difficoltà oggettiva a reperirne dei nuovi e dunque crescono le situazioni drammatiche, come questa triste storia familiare di cui parliamo ora. Dall’emergenza certo non si esce con l’occupazione abusiva delle case. È un comportamento che non si può né giustificare, perché potrebbe essere a discapito di chi ha legittimo diritto a un’assegnazione, nè tanto meno legalizzare». (f.p.)
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