«Non ce ne andremo da questa casa»
La drammatica storia di una coppia con quattro figli che ha occupato un alloggio popolare. A giorni lo sfratto coatto
NUORO. Sei traslochi in sette anni e tra due settimane è già annunciata la visita dei vigili urbani per lo sfratto coatto dalla casa di via Su Pinu, a Preda ’e Istrada. Una appartamentino al primo piano occupato abusivamente dieci giorni fa dal ventottenne G.D., di Oliena, e dalla moglie G.S., stessa età, di Nuoro. Sono entrati di notte, presi dalla necessità di dare un tetto ai quattro figli: dieci anni il più grande, e poi in sequenza di nove, cinque e tre. «La mattina seguente c’erano già le guardie comunali per verbalizzare l’occupazione. Quattro giorni fa l’ufficiale notificatore ci ha fatto sapere che il 20 ottobre l’appartamento dovrà essere lasciato libero, pena lo sfratto coatto», racconta la signora, nel piccolo soggiorno dell’alloggio popolare. La coppia però fa già conoscere le proprie intenzioni: «Non ce ne andremo. Anche volendo, sino a questo momento per noi non esiste un’alternativa». Facile che il pensiero corra ai figlioli, che vanno e vengono tra il salottino e il cortile, ignari di quanto succede: «Giusto o sbagliato che sia, un tetto ai nostri figli glielo dobbiamo assicurare», aggiunge G.S. L’ultima casa “legittima” a Oliena, paese natale di G.D., dove la coppia si era trasferita un anno e mezzo fa. Un alloggio in affitto, che è andato bene sino a qualche mese, prima che il capo-famiglia venisse licenziato dall’impiego di carpentiere. Con il trasferimento di comune, coniugi e prole avevano spostato anche la residenza. Un elemento che ora complica una situazione già ingarbugliata. «Lo sfratto coatto ora sarebbe dovuto anche a questo fatto, a sentire quanto ci dicono in Comune. Non ci può essere nessun intervento perché non siamo cittadini di Nuoro», spiega ancora la signora. La condizione burocratica non le sfugge, ma la fa annegare nei suoi guai. Che diventano ogni giorno altrettanti drammi. E prepotente ritorna l’idea di essere sfortunata, ma anche vittima dell’emergenza e del sistema. Con date e responsabilità che specifica: «Nel 2007 mi ritrovo da sola a dovere allevare due figli, senza neppure poter contare su un lavoro. Occupo una casa abusiva in via Costituzione, a Nuoro, di proprietà di Area, per la quale tre anni più tardi arriva l’ingiunzione di sfratto. Chiedo aiuto al Comune, che però mi risponde di non poter intervenire in quanto non titolare dell’alloggio. Mi viene comunque data garanzia del pagamento dell’affitto, per almeno sei mesi, in una casa privata che io vado a occupare». Non arriva invece il lavoro, nel servizio civico, considerato che la signora G.S. è al numero 247 e ne entrano appena un settantina. Deve aspettare il turno, che maturerà qualche tempo dopo. Quanto basta perché le cose si complichino e parta il tour de force, tra una casa colonica a Badde Manna, di proprietà del padre, da dove prende il pullman per accompagnare i figli a scuola, a Nuoro. «Con la pioggia o il freddo, ogni giorno quel viaggio estenuante», ricorda. Il sollievo è ora nell’aiuto del partner, con il quale nel 2012 decidono di traslocare a Oliena. C’è prima la casa di famiglia di G.D. e poi quella in affitto. Sino a dieci giorni fa, quando l’hanno dovuto liberare perché non più in grado di assolvere l’affitto.
«Mi sembra che la situazione è abbastanza pesante perché chi di dovere si prodighi a trovare una soluzione. Noi ci rifiuteremo di andare via da questo alloggio. Non possono far dormire i miei figli in auto o sotto un ponte».
La speranza è che possa sortire qualche risultato un’interlocuzione tra i Comuni di Nuoro e Oliena, entrambi investiti del caso. Altrimenti sarà ancora una volta bagarre, con l’ennesimo scontro tra chi non ha da gestire che la disperazione e chi è chiamato a far rispettare una legge, che può non avere in sé l’obbligo dell’umanità.
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