Dina Dore, la corte accoglie 3 nuovi testi ma non Pisanu
NUORO. No, perché considerata dai giudici “irrilevante” all’audizione in aula, come testimone della difesa, dell’ex ministro dell’Interno, Beppe Pisanu, sì, invece, all’audizione dei gavoesi Fabrizio...
NUORO. No, perché considerata dai giudici “irrilevante” all’audizione in aula, come testimone della difesa, dell’ex ministro dell’Interno, Beppe Pisanu, sì, invece, all’audizione dei gavoesi Fabrizio Sedda e Franco Podda, titolare quest’ultimo di un ristorante di Gavoi. Con una ordinanza extra udienza, la corte d’assise di Nuoro ha rigettato una parte della richiesta di ammissione di nuovi testimoni, “ex articolo 507”, avanzata dai difensori di Francesco Rocca, Mario Lai e Angelo Manconi, e ne ha accolto invece un’altra parte. La stessa corte ha accolto anche uno dei testi chiesto dell’accusa, ovvero dal pm della Dda, Danilo Tronci: si tratta di uno dei fratelli di Nughedu San Nicolò con i quali secondo l’accusa Francesco Rocca aveva contratto un debito consistente.
Si trattava di circa 130mila euro che in base alla tesi accusatoria Rocca stava cercando di raggranellare per poter pagare il killer al quale avrebbe commissionato l’omicidio della moglie. Una tesi che la difesa di Rocca ha contestato duramente: quei soldi, ha spiegato la difesa, erano solo la contrapartita per una vendita di sughero tra Francesco Rocca e i fratelli di Nughedu. Nessun prestito o giro di denaro sospetto. Nella prossima udienza, fissata per il 16 ottobre, dunque, oltre a uno dei fratelli Loi, la sorella Maria Rosa Loi, verranno sentiti anche due dei diversi testi chiesti dagli avvocati Lai e Manconi: Franco Podda e Fabrizio Sedda. La deposizione di Podda è ritenuta importante dalla difesa per due ragioni. La prima sta nel fatto che la difesa vuole capire per quale motivo Podda non sia mai stato sentito dagli investigatori, nonostante fosse all’epoca uno dei gavoesi che abitava davanti a casa Rocca-Dore. Ma la deposizione di Podda è ritenuta importante anche perché attraverso questa testimonianza la difesa vuole chiarire una circostanza emersa qualche udienza fa attraverso un verbale della polizia. L’ex commissario di Gavoi, Giampietro Putzu, infatti, a suo tempo aveva steso un verbale nel quale faceva riferimento a un episodio che sarebbe avvenuto proprio il giorno dell’omicidio di Dina Dore, il 26 marzo del 2008. Putzu in una relazione di servizio datata 30 ottobre 2012 aveva raccontato la rivelazione fatta da un misterioso confidente circa un pranzo avvenuto a Gavoi. A quel pranzo erano presenti Antonio Delitala, originario di Bolotana, ma residente da tempo a Sassari, Giuseppe Sedda, di Gavoi, e Franco Podda, titolare del ristorante Santa Rughe. Nel corso di quel pranzo, secondo il confidente, Delitala aveva raccontato che il giorno del delitto aveva visto un individuo uscire dal garage di casa Rocca-Dore. Delitala, chiamato in udienza a deporre su questa circostanza, qualche mese fa aveva negato di aver mai visto una scena del genere, e aveva precisato che aveva parlato solo di un sogno.
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