La Nuova Sardegna

Nuoro

Dopo il furto riaperto il cantiere di Ottana

di Federico Sedda
Dopo il furto riaperto il cantiere di Ottana

Un mese fa i ladri avevano trafugato tutti i macchinari. Il Comune è stato costretto ad acquistare nuove attrezzature

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OTTANA. Pace fatta a Ottana tra il sindaco, Gian Paolo Marras, e gli operai del cantiere forestale chiuso l’8 settembre scorso in seguito al furto delle attrezzature messo a segno dai ladri nel deposito comunale di via Soru. I lavori sono ripresi l’altro ieri e continueranno fino al termine stabilito dal contratto. Poi partirà l’altro turno. Il mese in cui il cantiere è rimasto chiuso sarà, comunque, recuperato. Gli operai occupati (una ventina), non subiranno, pertanto, alcuna perdita economica se non il ritardo della busta paga dovuto alla sospensione del lavoro per trenta giorni. Il via libera alla ripresa dell’attività è stato comunicato dal sindaco nel corso di un’assembla con i lavoratori che si è tenuta lunedì scorso nella sala consiliare.

«Per consentire la riapertura del cantiere – ha spiegato il primo cittadino – abbiamo dovuto comprare nuovamente un minimo di attrezzatura. Questo, tuttavia, ha provocato la rimodulazione dei fondi disponibili che erano stati interamente destinati all’occupazione». Per ora, comunque, non ci saranno conseguenze sui posti di lavoro: il rischio che una tale operazione potesse comportare un taglio occupazionale è stato scongiurato.

«“Abbiamo comprato solo il minimo indispensabile per poter lavorare», ha chiarito il sindaco nel corso dell’incontro con gli operai.

La notte tra il 7 e l’8 settembre i ladri avevano fatto sparire dal deposito tutti i macchinari agricoli usati nel cantiere, tra cui trivelle, motoseghe e decespugliatori. Impossibile senza queste attrezzature continuare a lavorare nei cantieri di monte Urrò e monte Nieddu. Da qui la decisione di sospendere il lavoro. L’appello del sindaco a restituire la refurtiva è caduto nel vuoto. La chiusura del cantiere causata dall’azione sconsiderata dei ladri aveva provocato anche la protesta dei lavoratori rimasti a casa che, con una lettera al primo cittadino, avevano chiesto l’immediata ripresa del lavoro a causa della loro situazione economica precaria. Gli operai assunti per due mesi nei cosiddetti cantieri verdi finanziati dalla Regione provengono, infatti, dalle liste dei disoccupati. Molti sono disoccupati di lungo corso, altri non hanno mai lavorato. Per loro, i cantieri comunali attivati ogni anno, rappresentano l’unica possibilità per sopravvivere. Per questo il furto delle attrezzature ha avuto, a Ottana, unanime condanna sociale. «È come se i ladri – ha commentato qualcuno – avessero rubato a casa loro».

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