Giacinto d’acqua, nuova invasione
La pianta originaria del Nilo ha ricoperto di verde il fiume
BUDONI. Una vera e propria invasione quella del giacinto d’acqua, una pianta idrofita che ha colonizzato del tutto la parte finale del rio Budoni e precisamente nella località di Gambitta a poche decine di metri dallo sbocco a mare del fiume. Il vegetale infestante, ha in pratica steso un tappeto verde sulle acque del rio con la conseguenza che tutte le forme di vita sottostanti, sono condannate a morte sicura per mancanza di luce e ossigeno. Il fenomeno era già stato segnalato all’amministrazione comunale qualche anno fa ma malgrado gli interventi di ripulitura effettuati, qualche germoglio è stato tralasciato e con la calura estiva, la pianta originaria del Nilo si è moltiplicata a dismisura, diventando una distesa incontrollabile e potenzialmente pericolosissima per l’ecosistema fluviale. Il proliferare del giacinto d’acqua, era stato segnalato nuovamente nei mesi scorsi anche dai consiglieri di minoranza che avevano chiesto l’intervento immediato da parte di una task-force per ripulire il fiume. Per mancanza di fondi e di personale specializzato, non se ne è fatto però nulla ed ora il fenomeno si presenta in tutta la sua gravità. In caso di un alluvione infatti la massa vegetale potrebbe creare un’occlusione alla foce con effetti devastanti per le abitazioni limitrofe. Il problema è stato segnalato all’amministrazione comunale anche da parte del corpo forestale che ha messo a conoscenza del problema il responsabile per l’ambiente della provincia di Olbia-Tempio per un intervento immediato che eviti, come è successo lo scorso anno nell’oristanese, il ricorso a misure straordinarie con l’esborso dalle casse pubbliche di decine di migliaia di euro. Pare che l’invasione del rio Budoni da parte della pianta, sia dovuta ad una fuoriuscita delle alghe da un vascone di depurazione nell’alluvione del 2009, il giacinto d’acqua ha infatti delle lunghe radici galleggianti che servono a trattenere le impurità ma senza un controllo, la sua crescita è esponenziale condannando a morte certa la flora e la fauna che vive sui fiumi sardi.
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