Giovani manager del turismo crescono nel Terzo settore
Confronto aperto al museo Tribu tra diversi imprenditori e gli studenti dei master Muat e Must «È fondamentale non perdere la speranza nonostante tutti i mali dovuti alla burocrazia»
NUORO. Un po’ di idee per iniziare un’attività economica e superare almeno in parte le difficoltà del sistema. Le hanno date alcuni imprenditori intervenuti al Tribu al dibattito su “Imprese, pubblica amministrazione e mercato del lavoro”, promosso dalla sede di Piacenza dell’università Cattolica del Sacro Cuore. Un confronto all’interno dei master Muat e Must. Il primo su amministrazione del territorio, attivo a Cagliari. Il secondo diviso tra lo stesso capoluogo isolano, Nuoro e Sassari, per preparare professionisti competenti nello sviluppo turistico. L’uditorio è stato quello dei giovani qualificati nelle scuole di specializzazione, che nei percorsi individuati durante la scuola hanno puntato le loro chance.
Qualcuno con alcune idee specifiche: un’agenzia di viaggio o la valorizzazione di prodotti tipici, altri con il dubbio sulla scelta giusta, anche perché la possibile intrapresa è complicata in partenza dagli effetti della depressione economica. Dal tavolo dei relatori via via le diverse esperienze e i suggerimenti, dopo l’introduzione del docente dell’università emiliana, Antonello Menne, che a Nuoro ha le sue radici. A portare saluti e buoni auspici anche il sindaco Alessandro Bianchi, e il presidente della Camera di commercio, Agostino Cicalò, accompagnato dal direttore generale, Giovanni Pirisi. Storie di successi, ma sempre dentro un percorso con molte incognite e difficoltà. Qual è la vicenda imprenditoriale poco nota, ma comunque stimolante, di Pier Andrea Costa, presidente di una cooperativa sociale. Vista la sua esperienza ha consigliato proprio di percorrere il terzo settore. Il perché in questi dati, riguardanti l’isola dove operano 860 coop: «Nel tempo della crisi sono cresciute del 14 per cento. Hanno aumentato dell’8 per cento il lavoro a tempo indeterminato e del 12 quello a tempo determinato. E, insieme, da annoverare anche un 17 per cento di crescita dei lavoratori svantaggiati». Tra le informazioni di servizio, «mettere a frutto le esperienze maturate e scegliere un campo attinente alle proprie capacità». Sempre secondo la filosofia «piccolo (o comunque non complesso) e tipico è meglio», l’esperienza di Alessio Raggio, che guida l’hotel nel faro di Capo Spartivento, nel sud dell’isola. È convinto di avere restituito vita a un pezzo di storia della Sardegna di cui in tanti vanno matti. Ai diplomati dei master della Cattolica ha proposto le stese cose: «Il lusso non è più indicato, come negli anni ’80, con il possesso dello yacht o con la vacanza nella località “in”, ma piuttosto con lo sfizio di stare appartati nell’isolotto dell’arcipelago della Maddalena o mischiati tra i pochi abitanti del paesino della Sardegna in via di estinzione. Lui che ha conosciuto i mali della burocrazia (il bando nel 1991, la chiamata solo 10 anni più tardi) per “riaccendere” il faro, consiglia comunque di non perdere la speranza e pensare che «l’Europa, l’Italia, la Sardegna sono altrettanti “brand” che garantiscono la base per il successo imprenditoriale».
Due delle incognite sono la pubblica amministrazione e le banche, che vengono accusate di aver smarrito per strada lo scopo sociale di inserirsi come intermediari tra il cittadino-risparmiatore e l’impresa. Il primo avversario si può vincere con l’auto-convincimento, a sentire il quartese Nicola Pinna, esperto in sviluppo locale: «La pubblica amministrazione va considerata come qualcosa che ci appartiene, anche perché a quest’ultima torna utile avere il cittadino vicino».
Il limite delle banche è più di fantasia, che reale. Il giudizio è interessato, ma comunque di elevata competenza. Quello di Paolo Porcu, a lungo direttore generale della Banca di Sassari: «Negli ultimi dieci anni nell’isola sono stati persi 9 punti di Pil e la domanda di credito è crollata. Gli istituti bancari non hanno problemi a prestare il denaro. Certo si sta attenti e si finanziano i progetti che danno garanzie di riuscita». Un aspetto comunque controverso, nella sintesi fatta da Antonello Menne, che ha auspicato «un’attenzione maggiore verso le imprese che meritano di essere incoraggiate e sostenute».
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