Gli ex operai tessili in piazza per salvare la cassa integrazione
Manifestazione a Nuoro il 5 novembre contro il governo Battaglia per non far tagliare gli ammortizzatori sociali
MACOMER. L’autunno caldo dei tessili inizierà a Nuoro il 5 novembre con una grande manifestazione che aprirà la vertenza con la quale la categoria cerca di salvarsi dall’estinzione chiedendo risposte alla politica in termini di lavoro e di occupazione. Mercoledì 5 novembre si terrà una prima manifestazione nel capoluogo di provincia, ma la mobilitazione non si fermerà a questa iniziativa. Proseguirà con un crescendo di azioni di lotta, alcune anche clamorose, che toccheranno di volta in volta i punti strategici del territorio sardo. Il silenzio di una categoria che prima ha perso il lavoro e ora rischia di perdere tutto, compresi gli ammortizzatori sociali, è stato rotto dal decreto del ministro del Lavoro che segna la fine degli ammortizzatori sociali in deroga che priverà di ogni fonte di reddito migliaia di famiglie in tutta la Sardegna. «Nella provincia di Nuoro – si legge in una nota dei sindacati di categoria Cgil, Cisl e Uil – riemerge, in tutta la sua drammaticità la situazione disperata dei lavoratori espulsi dalle fabbriche tessili (Ros Mary, Eurfashion, Gtm, Fashion of Italy, Legler, calzificio Queen), destinata ad aggravarsi ulteriormente con l’imminente fine degli ammortizzatori sociali ordinari per tutti gli altri dipendenti delle tre aziende Legler, del calzificio Queen e dell’Alsafil. Ciò significa che altre 800 persone andranno ad aggiungersi con le loro famiglie al grande esercito di disperati. Il territorio non è preparato ad affrontare questa nuova emergenza che avrà certamente serie conseguenze in termini di coesione e disagio sociale, oltre che di pericolo per l’ordine pubblico perché, ad oggi, non esiste una strategia politica capace di intercettarla». In provincia di Nuoro sono quasi duemila i lavoratori tessili che resteranno senza risposte in termini di copertura sociale alla perdita del salario seguita alla perdita del lavoro. A questi si aggiungono quelli di altri settori produttivi e di una miriade di piccole aziende che hanno chiuso travolte dalla crisi. I tessili non si battono per chiedere assistenza, ma chiedono lavoro. «Vogliamo lavoro e non assistenzialismo», scrivono nel manifesto col quale annunciano la nuova mobilitazione e la manifestazione del 5 novembre. «Nell’immediato – precisano – è però di vitale importanza sostenere il reddito dei tanti che hanno perso il lavoro impegnandoli presso gli enti pubblici per aumentare il valore delle risorse ambientali e, in generale, del patrimonio pubblico, come aumentare il patrimonio boschivo, condurre campagne di scavo, di restauro, valorizzazione e tutela del patrimonio archeologico per incrementare il flusso turistico nelle diverse stagioni dell’anno». Il 5 novembre è previsto il raduno a Nuoro alle ore 10 in piazza Sardegna (Quadrivio). Da qui il corteo muoverà verso la Provincia per incontrare il Presidente e i sindaci del territorio. Proseguirà quindi verso la Prefettura. La manifestazione di novembre è solo l’inizio di una nuova fase di lotte che si annuncia particolarmente dura. Nell’attuale momento economico non sarà facile strappare risposte allo Stato e alla Regione, ma i tessili sono convinti che non fare nulla significhi solo morire in silenzio.
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