La Nuova Sardegna

Nuoro

Clivati: «Non ho mai accusato gli operai del depuratore»

di Federico Sedda
Clivati: «Non ho mai accusato gli operai del depuratore»

Il patron di Ottana energia respinge tutte le accuse «Sulla morìa di pesci accusando loro accuserei me stesso»

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OTTANA. «Non ho mai accusato gli operatori del depuratore industriale di avere inquinato il Tirso provocando la moria di pesci del luglio scorso». Paolo Clivati, patron di Ottana Energia e di Biopower Sardegna, respinge l’accusa di avere riversato sugli operai dell’impianto di depurazione del Consorzio industriale la responsabilità dell’evento. «La contestazione – sottolinea l’imprenditore milanese – è destituita di qualsiasi fondamento, non solo perché sarebbe ingiusto nei confronti dei lavoratori che hanno sempre dimostrato professionalità, ma anche perché accusando loro accuserei me stesso essendo io amministratore nel Consorzio industriale». A puntare il dito contro Clivati erano stati nei giorni scorsi i lavoratori del depuratore delle acque di scarico (Tas) che, con una nota, avevano voluto allontanare qualsiasi ombra sul loro operato gettata, a loro dire, dall’amministratore delegato di Ottana Energia. «Come lavoratori – hanno scritto nel documento – prendiamo le distanze dalle dichiarazioni di Clivati agli enti ufficiali nelle quali ribalta sulla gestione del Tas la responsabilità dell’accaduto. Questa versione dei fatti non corrisponde alla realtà». Immediata la replica del numero uno della centrale elettrica che non solo respinge l’accusa, ma dà anche la sua versione dei fatti su quanto accaduto il 21 luglio scorso con lo sversamento nelle acque del Tirso di una sostanza proveniente, secondo gli accertamenti, dall’area industriale. «Il prodotto a cui ci si riferisce – sottolinea Clivati – è urea granulare della stessa qualità usata nei campi per concimare e la cui scheda di sicurezza, cioè la “carta di identità” del prodotto, afferma che non rappresenta alcun pericolo per l’uomo e per l’ambiente. Il prodotto fuoriuscito accidentalmente dal serbatoio della Biopower Sardegna è stato contenuto all’interno di un bacino avente il 100% della capienza del serbatoio, evitando così problemi alle aree circostanti». Questo significa, secondo la versione Clivati, che, sulle acque del Tirso, non sarebbe confluita alcuna sostanza proveniente dall’area industriale. E se pure qualcosa fosse confluita la causa potrebbe essere ricercata nei concimi sparsi nei campi vicini. La vicenda risale alla fine dello scorso luglio quando, sulle sponde del fiume, nelle campagne tra Ottana e Sedilo, a circa sei chilometri a valle delle fabbriche, ci fu una moria di pesci. Un vero e proprio disastro ambientale con centinaia di pesci galleggianti sull’acqua. L’indagine avviata dal corpo forestale e di vigilanza ambientale di Nuoro ha portato al sequestro di un serbatoio per lo stoccaggio di soluzione ureica e di un’area contamina dalla fuoriuscita della stessa soluzione chimica usata nel ciclo di raffreddamento della centrale elettrica. I prelievi di materia vegetale e di campioni di acqua e di suolo, eseguiti in collaborazione con l’Arpas di Nuoro e il dipartimento di Agraria dell’università di Sassari, hanno evidenziato la presenza di sostanze inquinanti. L’urea contiene ammoniaca che toglie l’ossigeno all’acqua. Le indagini, ancora in corso, sono coordinate dalla procura della Repubblica di Nuoro.

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