La Nuova Sardegna

Nuoro

Dopo l’ultimatum il Comune acquisisce la casa della discordia

di Tito Giuseppe Tola
Dopo l’ultimatum il Comune acquisisce la casa della discordia

Macomer, l’immobile contestato venne dichiarato abusivo La causa è un errore commesso dall’amministrazione

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MACOMER. La concessione edilizia rilasciata dal Comune venne dichiarata illegittima a conclusione di un lungo procedimento amministrativo che arrivò al grado massimo di giudizio del ricorso straordinario al Capo dello Stato. Nel frattempo l’immobile oggetto del contendere è stato costruito. Il Comune, che fu la causa del contezioso, lo acquisirà al proprio patrimonio. Anziché essere punito per l’errore che è costato spese legali e un’ attesa da sfinimento a un cittadino che fu danneggiato dal rilascio di una concessione edilizia che in primo grado venne dichiarata illegittima anche dal Tar (il Consiglio di Stato ribaltò poi la sentenza che alla fine venne confermata dal ricorso straordinario al Capo dello Stato), viene ora premiato arricchendo patrimonio con l’acquisizione dell’immobile abusivo. L’impresa che costruì l’edificio ci ha rimesso il terreno, il materiale impiegato e il lavoro. Non si tratta di una storia dell’assurdo, ma di una vicenda reale iniziata lo scorso decennio e conclusa la scorsa settimana quando il consiglio comunale, ottemperando a una disposizione del Tar che imponeva di decidere entro 60 giorni se demolire o acquisire l’edificio, ha deciso di acquisirlo. L’acquisizione dell’immobile avviene ai sensi di una legge regionale del 1985 che consente ai Comuni di trasferire al loro patrimonio le opere realizzate abusivamente. A Macomer è il primo caso di acquisizione di un palazzo dichiarato abusivo dopo che era stata rilasciata una licenza edilizia, poi annullata dal Tar. Alla base della vicenda c’è un aspro contenzioso che ha contrapposto i proprietari dell’immobile e quelli di un edificio confinante. Il palazzo è stato realizzato in via Iglesias, una traversa di viale Gramsci. Il proprietario della casa confinante (Enrico Colombo di Sindia) che fece ricorso al Tar per far valere le sue ragioni, nel 2006 salì sul tetto e minacciò di buttarsi se non fosse stata bloccata la costruzione dell’edificio a fianco. La vicenda giudiziario-amministrativa si è conclusa nel 2009 con un decreto del presidente della Repubblica che ha azzerato la decisione del Consiglio di Stato. La scorsa settimana la conclusione definitiva che “premia” il Comune arricchendone il patrimonio dopo che con una concessione edilizia ha scatenato il lungo e complesso contenzioso tra un cittadino e l’impresa che stava costruendo a fianco alla sua casa. Chi pagherà i danni subiti in fase di costruzione dalla casa di Colombo? La paura è che la vittoria in giudizio diventi una vittoria di Pirro. La vicenda, già intricata e complessa, rischia a questo punto di ingarbugliarsi ulteriormente.

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