La Nuova Sardegna

Nuoro

Duemila operai tessili chiedono garanzie a Stato e Regione

di Tito Giuseppe Tola
Duemila operai tessili chiedono garanzie a Stato e Regione

Macomer, nel 2015 perderanno gli ammortizzatori sociali Sei richieste per cercare di uscire dalla situazione di stallo

3 MINUTI DI LETTURA





MACOMER. A poco più di dieci giorni dalla prima giornata di mobilitazione, che si terrà a Nuoro il 5 novembre con una manifestazione di piazza e un corteo che si concluderà in Provincia e in Prefettura, i lavoratori del settore tessile aprono una grande vertenza per dire alla Regione e al Governo che ci sono ancora e che i loro problemi, lungi dall’essere risolti, si sono anzi aggravati. Si tratta di problemi incancreniti che sono alla base di una situazione che rischia ora di precipitare. I 2000 tessili della provincia di Nuoro, infatti, dopo aver perso il lavoro, dal 2015 perderanno anche gli ammortizzatori sociali e verrà a crearsi una situazione sociale che assumerà una dimensione esplosiva. I lavoratori chiedono quindi risposte in termini di lavoro. La rivendicazione è contenuta in un documento nel quale sono indicate sei richieste che, se accolte, potrebbero porre le basi per uscire dalla situazione di stallo nella quale si è impantanata la categoria negli ultimi anni.

I sindacati, intanto, mettono a punto l’organizzazione della manifestazione del 5 novembre, ma già guardano a quella successiva. La grande battaglia dei tessili per la sopravvivenza, infatti, non si esaurirà con la prima manifestazione di piazza. Perché la politica ascolti le richieste dei lavoratori, sarà necessario intraprendere azioni di lotta sempre più incisive e in grado di accendere i riflettori sulla vertenza. I sei punti della rivendicazione sono elencati nel documento col quale i sindacati invitano il territorio alla mobilitazione. Sindacati e lavoratori chiedono in primo luogo il riconoscimento dello stato di crisi della provincia di Nuoro, fondamentale per poi portare avanti le altre rivendicazioni. A partire da gennaio verranno a mancare gli ammortizzatori sociali che da quando hanno chiuso le fabbriche dove lavoravano hanno garantito loro un reddito minimo. Non chiedono però assistenza, ma di poter riprendere a lavorare. Per creare il lavoro sollecitano quindi l’istituzione della zona franca urbana con l’esenzione fiscale per le imprese delle aree industriali, l’individuazione e l’immediata disponibilità di risorse pubbliche per incentivare l’arrivo di nuovi imprenditori e sostenere quelli rimasti, a partire dal recupero dei 20 milioni destinati all’area industriale di Tossilo mai spesi a causa dei limiti e dei ritardi imposti dalla burocrazia regionale, l’immediata sospensione della vendita «a spezzatino» delle macchine del calzificio Queen «per far sì che lo stabilimento con gli impianti in grado di produrre possa essere messo a disposizione di imprenditori del settore per il riavvio delle produzioni». Nella rivendicazione rientrano anche interventi di tipo strutturale finalizzati ad abbattere le diseconomie che allontanano le imprese, come la costruzione di impianti di rigassificazione che consentano l’utilizzo del metano e il conseguente abbattimento dei costi di produzione di energia elettrica e termica, l’attuazione delle continuità territoriale per ridurre gli alti costi dei trasporti che minano pesantemente la competitività delle le produzioni locali collocandole fuori mercato.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Maltempo

Meteo Giuliacci, ciclone in arrivo: piogge intense e temperature in picchiata

Le nostre iniziative