Vertice sulle imprese esterne
Ma i disoccupati protestano: «Non abbiamo più fiducia»
TORTOLI. «I sindaci e i sindacati chiederanno che la giunta regionale si faccia promotrice, quanto prima, di un incontro a Roma per discutere con i vertici Eni Saipem e dell’Intermare fabricaion yard di una corsia preferenziale per l’assunzione di manodopera locale e per capire se potranno giungere nuove e importanti commesse». Questo è quanto ha detto il sindaco Massimo Cannas al termine di una riunione – vietata agli organi di informazione e agli operai delle imprese esterne – tenutasi ieri mattina nella sede municipale. Il tema è stato quello delle assunzioni all’Intermare fabrication yard, delle commesse e degli appalti alle imprese esterne. Gli operai ogliastrini lamentano la presenza di troppe maestranze di altre regioni e straniere fra quelle delle imprese esterne. Erano presenti una decina di sindaci ogliastrini, i sindacati, le Rsu dell’ex Intermare, i rappresentanti di imprese esterne locali. Mentre la riunione era in corso, fuori dal municipio circa 40 operai ogliastrini disoccupati delle imprese esterne non erano per niente contenti dell’impostazione data dalle istituzioni e dai sindacati. La stragrande maggioranza di questi è qualificata (c’è anche chi ha più qualifiche): si tratta di saldatori, tubisti, carpentieri, ispettori di saldatura, responsabili della sicurezza e altre figure. «Non abbiamo più fiducia nelle istituzioni, nei sindacati e nella Saipem – hanno detto – fra l’altro, oggi non ci hanno fatto partecipare alla riunione tenutasi qui in Comune a Tortolì. Giovedì scorso eravamo presenti al precedente incontro. Pare chiaro che non vogliono fare sapere quello che dicono. La nostra è una situazione molto triste: mentre altri operai stranieri lavorano qui all’Intermare fabrication yard di Arbatax, noi siamo senza occupazione. E questo nonostante abbiamo presentato curriculum a tutti». E proseguono: «Diversi di noi, dalla tarda primavera, sono stati costretti ad emigrare a Brescia, per diversi mesi, per lavorare in un cementificio. Perché dobbiamo andare via da casa nostra, abbandonando, di fatto, le nostre famiglie, se il lavoro c’è per altri?». Non è escluso che, a breve, mettano in atto clamorose azioni di protesta.
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