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Nuoro

Nuove strategie nella lotta alla peste suina

Nuove strategie nella lotta alla peste suina

L’associazione Copagri sta organizzando una serie di incontri con gli allevatori sulla prevenzione

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FONNI. Le nuove strategie della Regione Sardegna contro la peste suina passano per due direttrici: soggetto unico che si occupa di portare avanti le strategie di lotta contro la Psa, tra cui la guerra agli allevamenti abusivi e la tutela degli allevatori regolari, per poi giungere a marchio e filiera del comparto suinicolo. Il new deal della lotta alla peste suina è stato spiegato nell’incontro organizzato da Copagri Sardegna presso l’azienda agricola di Cristoforo Coccollone a Fonni. L’associazione di categoria, negli ultimi tempi, ha predisposto un programma di sensibilizzazione per allevatori e cittadini sulla peste suina africana. Si è iniziato con un seminario a Villagrande Strisaili, molto affollato. Un altro incontro si è tenuto a Tortoli. Si chiuderà con due visite ad aziende in condizioni di biosicurezza in Ogliastra.

All’incontro di Fonni la riunione è stata introdotta a Pietro Tandeddu, coordinatore di Coopagri Sardegna, Diego Carzedda dell’ Asl di Nuoro, Genesio Olmetto, veterinario di Laore, l’assessore alle attività produttive Antonello Balloi e il sindaco di Desulo Gian Luigi Littarru. «La peste suina – spiega Pietro Tandeddu, responsabile di Copagri – è presente da 36 anni mortificando un comparto come quello suinicolo, che ha visto una riduzione delle aziende e del numero dei capi. Il fabbisogno di carni e salumi, non è coperto nemmeno per il 50%. I salumifici sardi lavorano carni provenienti da fuori. C’è un mercato sardo, rappresentato da un valore di 500 milioni di euro». La peste suina danneggia l’economia e un settore di nicchia. «Il suino sardo – aggiunge Tandeddu- è una specie autoctona, tra le sei attualmente riconosciute dal ministero. Se noi andiamo a vedere cosa hanno fatto le altre regioni, per esempio la Toscana con la razza Cinto-Senese, o gli spagnoli con il Patanegra, prodotto da suino locale, hanno prezzi altissimi. Dal 1978 ad oggi ci sono stati circa 1800 focolai. A fronte a questo ci sarebbe un mercato sterminato».

Tra le soluzioni, la guerra all’abusivismo e l’eliminazione del pascolo brado.«Bisogna fare una emersione del bestiame non registrato- conclude Tandeddu- con una finestra per la regolarizzazione è a vantaggio degli allevatori. Fino ad oggi è mancato un coordinamento effettivo da parte dell’assessorato. Sono mancate le personalità adeguate. Si intende realizzare una centrale unica di comando per monitorare il fenomeno peste. Si sa che uno comanda e coordina e tutti i soggetti coinvolti che si occupino di catturare i maiali senza proprietario. Da un lato il Psr (piano di sviluppo rurale, ndr)si conferma un aiuto per chi conserva il suino sardo doc».

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