Fogna in mare, Abbanoa a giudizio
In tribunale gli esperti dell’ente: l’impianto non separava acque nere e bianche
NUORO. C'è chi spiega, di fronte a un pubblico tra il sorpreso e l'incredulo, che «lo prevede la normativa, che nel caso di un eccesso di acqua e reflui non depurati che arrivano all'impianto di depurazione, lo stesso eccesso venga scaricato in mare». E chi, al giudice e alle parti in causa che lo interrogano, conferma che sì, intorno al 2008, Abbanoa aveva ricevuto dal Comune di Dorgali un impianto di potabilizzazione obsoleto, ma che questo purtroppo era un problema molto comune anche ad altre parti dell'isola. Un impianto dove le acque bianche non erano separate dalle acque nere, ovvero dove l'acqua piovana non era separata dalle fogne.
Lo ha ricordato anche Giuseppe Gali, nel 2009 responsabile dell'impianto di depurazione e potabilizzazione di Dorgali-Cala Gonone. Sia Gali, sia altri dipendenti e funzionari di Abbanoa e dell'Ato, l'autorità d'ambito, ieri mattina hanno deposto come testimoni al processo che vede alcuni dirigenti di Abbanoa a giudizio per una vicenda che nel 2009 aveva spezzato l'estate di Cala Gonone e fatto scappare un discreto numero di turisti. Una marea di liquami fognari, infatti, un giorno si erano riversati in mare nella spiaggia centrale invasa dai bagnanti.
Decine e decine di persone erano scappate via, indignate, e avevano interrotto il loro soggiorno nelle strutture della frazione marina. Il Consorzio di albergatori aveva allora presentato una denuncia contro Abbanoa, e alla fine alcuni funzionari dell'ente unico erano stati rinviati a giudizio. Si tratta di Sandro Murtas, Pietro Cadau, Francesco Bullitta e Diego Farre. Difesi dagli avvocati Francesco Carboni e Michele Schirò.
Ieri mattina, dunque, davanti al giudice monocratico Tommaso Bellei, si è tenuta un'udienza chiave del processo: sono stati sentiti diversi addetti dell'impianto che secondo l'accusa quel giorno non aveva funzionato a dovere.
«Inquinamento? - ha detto Gali rispondendo alle domande del giudice – per noi l’impianto funzionava a dovere. E no, non ricordo perché quello di Cala Gonone non fosse autorizzato». (v.g.)
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