Orti sociali per le famiglie in crisi
Macomer, il Comune assegnerà a privati e associazioni appezzamenti di terreno da coltivare
MACOMER. Non è il solito fazzoletto di terra dove al massimo si riesce a coltivare il prezzemolo, il basilico e il rosmarino per il pollo arrosto, ma un vero e proprio orto quello che il Comune di Macomer assegnerà a privati e alle associazioni impegnate nel sociale che ne faranno richiesta. Il progetto degli orti sociali nasce con l’obiettivo di venire incontro alle difficoltà delle famiglie messe in ginocchio della crisi, ma ha anche lo scopo di incoraggiare il ritorno alla terra e, se vogliamo, di creare momenti di aggregazione tra quanti coltiveranno i piccoli appezzamenti. L’iniziativa, promossa dall’assessorato ai Servizi sociali del Comune, è stata presentata ieri nel corso di un incontro al quale hanno partecipato anche enti, agenzie e associazioni coinvolti nel progetto: Laore, Ente Foreste, Agris e Confagricoltura. Il Comune ha individuato un terreno di sua proprietà a quattro chilometri da Macomer che confina con la mostra zootecnica e che era stato concesso ad Agris per la propria attività. Si tratta di circa tre ettari che saranno ripartiti in 50 lotti da 400 metri quadri circa (venti metri per venti di lato), i quali saranno assegnati in base a una graduatoria che privilegerà le famiglie più bisognose, ma non escluderà nessuno. C’è anche l’acqua per cui irrigare non sarà un problema. L’iniziativa del comune è, per certi versi, un ritorno in chiave moderna all’uso civico, ma anche una risposta alla crisi. Chi ha un pezzo di terreno produce in proprio i prodotti per l’alimentazione. Il comune darà la terra a chi non ce l’ha per farci crescere le verdure per le quali bisogna spendere dal fruttivendolo o alle bancarelle del mercatino. «In un momento di difficoltà economica – ha detto il sindaco, Antonio Succu, – bisogna inventarsi soluzioni per venire incontro alla gente. Gli orti sociali non risolvono i problemi, ma contribuiscono ad alleviarne il disagio». L’assessore ai servizi sociali e vice sindaco, Rossana Ledda, ha detto che in tempi di risorse sempre più scarse, gli orti sociali sono una risposta che contribuisce anche a diffondere «la cultura del fare» e ha spiegato che quello che si creerà è anche un «centro di aggregazione naturale». Il direttore generale di Agris, Raffaele Cherchi, ha spiegato che l’iniziativa si inserisce in un risveglio di attività nel campo agricolo imposto della crisi. Filippo Murtas, direttore dell’Ente Foreste di Oristano, dal quale dipende Macomer, ha parlato di «progetto integrato con obiettivi diversi: ambientale, sociale ed economico» al quale contribuiscono più enti e lo ha definito «un filone nuovo nella valorizzazione del monte Sant’Antonio». Maria Ibba, direttore generale di Laore, si è soffermata sul ritorno economico degli orti sociali che non può essere solo di sostentamento. Stefano Ferranti, presidente della Confagricoltura di Nuoro, ha parlato della valenza sociale dell’iniziativa che diventa anche momento di aggregazione. Antonio Demontis della Fondazione Its ha parlato di «strategia importante che riparte dalle risorse del territorio e da ciò che c’è». L’assessore Tiziana Atzori ha detto che con questa iniziativa non si coltivano solo la terra e le melanzane ma anche relazioni umane, mentre l’assessore Marco Gordini ha parlato di «interazione tra uomo e ambiente» in un’attività utile.
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