A Lula la protesta dei minatori chiusi nel pozzo a -80 metri
LULA. Quattro mensilità e la quattordicesima in arretrato, lo stipendio di ottobre che non è arrivato entro la data prevista: come i loro oltre duecento colleghi degli ex siti minerari della Sardegna,...
LULA. Quattro mensilità e la quattordicesima in arretrato, lo stipendio di ottobre che non è arrivato entro la data prevista: come i loro oltre duecento colleghi degli ex siti minerari della Sardegna, i venticinque lavoratori di Sos Enattos hanno deciso di dire basta, e di dare vita ad azioni di protesta anche clamorose per attirare l’attenzione della giunta regionale. Da due giorni sono in sciopero e occupano lo stabilimento. Di più, a gruppi di cinque o sei lavoratori sono scesi a 80 metri nel sottosuolo, nel pozzo base, e lì aspettano un segnale di chiarezza verso un futuro che appare di nuovo incerto. Alcuni di loro ci passeranno anche la notte, là sotto, nella speranza che l’assessore all’Industria Piras e il presidente Pigliaru sblocchino il garbuglio burocratico che impedisce il trasferimento dei fondi promessi dalla Regione all’Igea, l’ente in via di liquidazione che amministra tutti i siti minerari dell’isola.
«La nostra protesta andrà avanti a oltranza», dicono i tre rappresentanti sindacali dei lavoratori, Nicoletta Porcu e Luigi Sanna della Cgil e Antonello Calia della Cisl. Dalla loro parte i 25 lavoratori anche il consiglio comunale di Lula. «Scioperiamo per rivendicare le inadempienze della Regione sarda sul ruolo più volte promesso dall’assessore all’Industria circa la messa in sicurezza, le bonifiche e il ripristino ambientale dei siti minerari, con attribuzione delle relative dotazioni finanziarie necessarie allo svolgimento dei lavori», hanno scritto i sindacalisti in un documento. «Oggi tutto viene stravolto – continua la nota – e messo in discussione da politici e funzionari regionali che avallano dubbie operazioni a favore di privati senza scrupoli, i quali vedono nelle bonifiche geoambientali dei nostri siti un’opportunità di arricchimento personale, essendo previsti per tali lavori circa 120 milioni di euro (La Maddalena con le sue bonifiche private insegna!), il tutto a discapito dell’Igea, società in house alla Regione, nata per espletare tale ruolo».
Ieri il sindaco Mario Calia, anche lui dipendente dell’Igea ma in aspettativa, è andato a Sos Enattos per portare la propria solidarietà ai compagni di lavoro. «Dopo mesi di estenuanti trattative senza risposte – ha detto Calia - i colleghi minatori sono scesi nei pozzi pronti a tutto pur di ricevere qualche risposta: stipendi che non arrivano e prospettive che non ci sono. Ci avevano assicurato che avremmo lavorato alle bonifiche del sito minerario, ma la Regione, nell'ultimo giorno utile del governo Cappellacci, ha affidato i lavori a una società privata. Dunque noi non sappiamo di che morte dobbiamo morire».
Dopo la fine dell’attività estrattiva nel 1996, la miniera di Lula è stata gradualmente messa in sicurezza ed è entrata a far parte del Parco geominerario sardo, inserito nel patrimonio dell’Unesco. Da allora, nel corso degli anni sono stati stanziati per questa e per le altre miniere fondi cospicui così da assicurare la visita alle miniere. Sos Enattos in particolare offre un percorso completo che comincia dal museo dove viene illustrata in tutte le fasi quella che un tempo era l’attività di estrazione e lavorazione dei materiali. Ma al contrario di altri siti nell’isola, a Sos Enattos è possibile visitare, accompagnati dai minatori, anche le gallerie nel sottosuolo. (p.me.)
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