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Un libro sugli attitos, i lamenti funebri

BITTI. «Oggi per onorare i morti intrecciamo fiori che appassiscono, anticamente le donne intrecciavano parole che restano e danno ai morti un supplemento di vita e a coloro che rimangono la...

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BITTI. «Oggi per onorare i morti intrecciamo fiori che appassiscono, anticamente le donne intrecciavano parole che restano e danno ai morti un supplemento di vita e a coloro che rimangono la possibilità di esprimere il dolore della perdita e poter guarire». Su questa riflessione ruota il contenuto del libro “Attitatores e Attitos.Pianto rituale in Sardegna” di Lucia Preiata, presentato ieri a Bitti. La scrittrice si è raccontata in un dialogo-intervista condotta da Giannetta Mannu, con Silvestra Pittalis e l’artista Francesca Cossellu. È seguita la recita di alcuni attitos con le voci di Rina Bandinu e Grazia Bella e la base musicale del maestro Sebastiano Delai. La scrittrice ha spiegato come è nata l’idea del libro, cosa sono attitu e attitonzu, le attittadoras e il ruolo della famiglia, la crisi del lamento e l’atteggiamento della chiesa. Preiata ha ricordato che s’attitu è un tesoro del paese. Il libro annovera sos attitos dei morti in guerra, delle donne morte in parto, dei genitori perduti, dei morti in modo violento, attitos in famiglia e a più voci. E giù i nomi delle attitatores bittesi, di cui quattro ancora in vita, anche se la tradizione è quasi scomparsa. «Ho scritto sos attitos dopo la morte nel 2003 di quattro congiunti nell’arco di pochi mesi. Dopo i funerali mi sono trovata sola e così ho deciso di scrivere le memorie di famiglia». La scrittrice ha detto che «gli attitos e l’attitonzu sono una sorta di psicoterapia individuale e di gruppo, una lamentazione che ha radici profonde nelle antiche civiltà mediterranee sino all’India». Preiata, con l’aiuto di tutti, pensa al ripristino degli affreschi della parrocchia. Perché i lamenti funebri, molti dei quali si trovano anche nei quaderni di famiglia, sono uno spaccato della tradizione che va recuperato. (b.a.)

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