Il ricordo dell’intellettuale Bachisio Zizi
ORUNE. “Orune l’has pintada, gullinnetila sempes che tessoro, l’has brigada e istessa, ma a su coro la juchias pressa”. Con queste parole, tratte da una poesia di Leonardo Berria e dedicata a...
ORUNE. “Orune l’has pintada, gullinnetila sempes che tessoro, l’has brigada e istessa, ma a su coro la juchias pressa”. Con queste parole, tratte da una poesia di Leonardo Berria e dedicata a Bachisio Zizi, Silvestra Pittalis ha aperto il convegno svoltosi a Orune nei giorni scorsi per commemorare lo scrittore, recentemente scomparso. Il sindaco Michele Deserra, ha ricordato l'affetto che lo legava al suo paese, e di come l'amministrazione stia già pensando di intitolargli uno spazio culturale importante. L'assessore alla cultura Stefania Gattu, ha esortato a leggerne i libri, che sin da quando era bambina, l'hanno resa orgogliosa di essere di Orune. Il presidente della Fondazione Berlinguer, Francesco Berria, entrando nel vivo del convegno, ha ricordato Zizi come «un intellettuale che volava alto, di straordinario talento. Nelle sue acute riflessioni c'è la società sarda, impregnata dei codici dell'universo barbaricino. Aveva una idea moderna dei pastori, non una visione Omerica -ha detto- ed era assillato dal futuro delle nuove generazioni; quelle che tracciano le nuove strade, le nuove camineras; che poi non son altro che gli eterni sentieri della conoscenza».
Il giornalista Gianni Filippini lo ha ricordato come persona riservata, quasi schiva, che riempiva i suoi scritti di antropologia e filosofia, senza mai appesantirli. Uno scrittore volontariamente sotto traccia, che ammirava gli uomini “del fare”.
«Conservo tutte le sue lettere – ha detto Filippini – e le rileggo spesso per nutrirmi delle sue parole e delle amate metafore». Il giurista Giuseppe Bandinu, con l'analisi di uno dei libri di Zizi “Greggi d'ira”, ha scavato a fondo nel mondo dei “pastori poveri”. Lo scontro con il potere costituito che porta Pietro Chessa, il protagonista, al confino e alla conseguente conoscenza della protesta sociale, pur rimanendo lontano dall'utilizzo degli strumenti democratici. «Nei romanzi molto spesso si dicono cose più vere che nella saggistica – ha sottolineato – e quelli di Zizi ne sono un fulgido esempio. In lui le parole chiave, i codici di lettura sono principalmente due: sardità e identità, ma quest'ultima – ha continuato Bandinu – seppur non prescindendo dal mondo dei pastori, dove la circolarità del gregge è la concezione stessa del mondo, deve farsi universale». L'avvocato Elena Manca ha parlato della fedeltà di Zizi alle ragioni del suo narrare. Molto accalorato anche l'intervento di Giovanni Mundanu, che lo ha ricordato nella sua crescita, da iniziale funzionario bancario ad alto dirigente e intellettuale. Molto belle le letture, "viaggio nelle stagioni che passano", con le voci narranti di Silvestra Pittalis di Ammentos de Orune, Maria Giovanna Sanna, e Teresa Davoli, con il commento musicale di Bastiano Delai.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
