La visita di Usula ai minatori di Sos Enattos
Lula, il consigliere regionale, medico e figlio di ex minatore ha raggiunto gli operai da giorni sottoterra
LULA. Entrando in quel pozzo minerario di Sos Enattos riaffiora alla mente l’inferno dantesco, tanto è il buio che ti circonda e l’acqua che trasuda da ogni parte. Lì, in fondo, da 5 giorni un gruppo di operai è asserragliato, a 80 metri di profondità, e non intende uscire finchè la vertenza Igea non trovi una soluzione.
Oggi hanno ricevuto anche la visita dei loro colleghi di altri siti Igea , che sono scesi nel pozzo, e del consigliere regionale Emilio Usula, figlio di ex minatore, ha esternato viva commozione e apprezzato quella sorta di paradiso terrestre, ripristinato dai lavoratori in lotta. Adesso c’è paura per la loro salute. Ieri si è recata l’autoambulanza della Croce Verde di Lula e il medico di base Michelina Deledda, la cui attenzione è stata richiamata dal direttore Paolo Calia e dal commissario Antioco Gregu, alla luce di quelle precarie condizioni di vivibilità, in un ambiente umido e giacigli improvvisati. La dottoressa Deledda e il consigliere regionale Usula (medico ospedaliero), che si è reso disponibile, essendo venuto a Sos Enattos «per portare solidarietà e approfondire la situazione», hanno visitato i minatori, riscontrando a tre su 7 la pressione alta, a uno di loro in modo particolare.
«Chiaramente contribuisce il disagio e lo stress, sono situazioni da tenere sotto controllo» hanno sostenuto i due medici, che hanno ritenuto opportuno consigliare agli operai di risalire in superficie, di ritornare fra i vivi. Stesso invito del direttore Paolo Calia e dal commissario Antioco Gregu che aveva voluto vedere le condizioni di sicurezza e parlato delle difficoltà e impegno per superare lo stato di crisi. I minatori non mollano.
«La Regione ci vuole sotterrare. Noi abbiamo iniziato a sotterrarci» è l’amaro commento del portavoce mentre attendono i risultati dell’incontro di martedì in Regione. «Poi si vedrà il da farsi» ha sillabato un minatore. Al loro fianco la popolazione di Lula, l’amministrazione comunale (il sindaco Mario Calia è un dipendente Igea) e le associazioni di volontariato. «Non li possiamo lasciare soli a difendere il loro posto di lavoro e quello che hanno rappresentato e rappresentano le miniere a Lula e per il circondario». È la ferma convinzione che non si possono disperdere nel nulla gli oltre duemila anni di storia di questo comparto di blenda e galena prima, e di archeologia mineraria poi, attivata dagli stessi minatori, con la bonifica e messa in sicurezza dei siti, a seguito della dismissione delle miniere, nel gennaio del 1997.
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