Studenti pendolari in rivolta: occupata l’Arst
Protesta degli alunni che lamentano disagi e ritardi nei trasporti. Impedita l’uscita dei pullman
NUORO. Studenti pendolari in rivolta. Stanchi dei continui disagi subiti quotidianamente, ieri mattina hanno occupato la stazione dei pullman. Disagi, che si ripetono giorno dopo giorno identici e sembrano non attenuarsi, nonostante le proteste e le iniziative di alcune amministrazioni comunali. A Orgosolo, il sindaco Dionigi Deledda aveva chiesto, ad esempio, alcuni giorni fa un incontro urgente al prefetto. Viaggiano sei giorni alla settimana dai propri paesi d’origine diretti nel capoluogo barbaricino. Qui frequentano diversi istituti superiori, dai licei alle scuole professionali. Tutti sono accomunati dalla situazione difficile dei trasporti pubblici: dai chilometri di distanza, dalle lunghe attese, dai sacrifici e dalle ore sottratte al riposo e allo studio. Così questa moltitudine di giovani ha deciso spontaneamente, attraverso un passaparola nato su facebook, di ribellarsi a questo insostenibile stato dei collegamenti interni, utilizzando un gesto forte. Si sono disposti pacificamente all’ingresso della stazione nuorese dell’Arst, davanti ai cancelli di viale Costituzione, impedendo l’uscita dei pullman. Quei mezzi, che non sono sufficienti a contenere il numero degli utenti. Mezzi spesso malridotti e usurati, nei quali non funziona il riscaldamento o l’aria fredda. Che tante volte arrivano tardi, costringendo i pendolari a saltare la prima ora di lezione o a tornare a casa a pomeriggio inoltrato. Aspetti non più tollerabili, soprattutto in virtù del fatto che quei ragazzi corrispondono all’ente isolano l’abbonamento. Soldi versati all’azienda in anticipo, senza ottenere un servizio adeguato e dignitoso. Pertanto, scrivono alcuni: «Vorremmo vedere riconosciuto il nostro diritto all’istruzione, che vuol dire poter arrivare in aula senza affrontare viaggi della speranza». Esausti, gli studenti si dicono, allora, pronti a proseguire ad oltranza con le azioni di protesta, fino a che non arriveranno risposte risolutive. Fino a che non si archivierà come un brutto ricordo una condizione di precarietà, ormai non più trascurabile. Ma per giungere all’ obiettivo, ammettono, «è necessario essere uniti e partecipare attivamente alla protesta, evitando che poi tutto si riduca ai soliti tre o quattro, che prendono l’iniziativa». Lo stop all’uscita dei pullman potrebbe però ora avere dei risvolti giudiziari. La questura sta infatti visionando i filmati per verificare se siano riscontrabili reati da parte dei manifestanti, come, ad esempio, l’interruzione del pubblico servizio.
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