I sindacati: Ottana diventi vertenza regionale
Assemblea dopo la fermata dei Polimeri, gli operai chiedono un confronto diretto con Indorama
OTTANA. Ottana Polimeri è chiusa e i lavoratori sono in cassa integrazione straordinaria da qualche settimana, dopo che gli impianti hanno funzionato a singhiozzo per due anni. La stessa sorte potrebbe toccare a Ottana Energia, se il governo non concederà, come ha annunciato, la proroga del regime di essenzialità, che allo stato delle cose è l’unica sua ragione d’essere con la fermata dei polimeri cui forniva energia e utility.
Per ciò che resta dell’area industriale di Ottana si annuncia una strada in salita, ma il problema è che non si è ben capito quale sia la direzione da prendere. Prorogare l’essenzialità, convertire la chimica tradizionale in bioplastiche, stanziare ulteriori finanziamenti pubblici? I sindacati chiedono questo, ma di sicuro non è andata a buon fine quella che doveva essere l’assemblea decisiva per portare la vertenza su un tavolo politico di più ampio respiro. Non si è visto né un consigliere regionale né un deputato, come ha evidenziato Katy Contini della Cisl chimici aprendo i lavori nella sala mensa dell’area industriale (il deputato di Sel Michele Piras ha mandato un lungo messaggio). Sergio Zara della Ficltem Cgil ribadisce la necessità di mantenere l’ultimo presidio industriale del territorio con strumenti straordinari e chiede che la vertenza Ottana venga inserita in uno stato di crisi dell’intera provincia. Annuncia azioni clamorose contro il disinteresse della politica regionale.
Ma se nelle parole dei sindacati non c’è la minima critica verso il management delle due aziende, bisogna attendere la testimonianza di un lavoratore, Lorenzo Pala. «Lavoro da 40 anni a Ottana – dice – e non è piacevole essere accompagnati alla porta. Ma ciò che mi preoccupa sono le speranze tradite dei giovani, che sono la maggioranza dei lavoratori e hanno investito in progetti di vita». Da testimone dell’intera storia dell’area industriale, Pala denuncia la «connivenza delle forze sindacali verso imprenditori che hanno avuto l’unico obiettivo di accaparrarsi le strutture». Ricorda la stagione di Equipolimers, «costretta a lasciare per i costi proibitivi di energia». Un’accusa diretta al’amministratore Paolo Clivati, e a seguire al socio Indorama, colpevole «di aver spostato la produzione verso la Turchia e la Polonia». All’ingresso della fabbrica c’è il presidio degli operai. «L’unica via d’uscita è che Indorama venga allo scoperto e dica cosa vuole fare», dice un portavoce. Nicolino Pittalis, storico sindacalista, è scettico: «In tanti anni non ho mai visto un’azienda ripartire dalla cassa integrazione straordinaria».
A cosa sia servita l’assemblea se lo domanda anche il presidente della Provincia Costantino Tidu, il quale insieme con Giacomo Migheli della Filctem Cgil ricorda come il caso Ottana debba essere inserito in una vertenza più ampia per la sopravvivenza dell’industria in Sardegna. Una rappresentanza dei minatori di Lula è stata accolta con applausi.
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