Alluvione Villagrande, la Procura ricorre in appello
Il pm Giua Marassi aveva chiesto la condanna di due imputati per omicidio colposo e la condanna di tutti e 5 per il disastro
LANUSEI. La Procura di Lanusei non ci sta. Le cinque assoluzioni “per non aver commesso il fatto” che lo scorso 8 luglio avevano scagionato gli imputati, con l’accusa di omicidio colposo e disastro colposo, per il tragico alluvione che il 6 dicembre 2004 aveva devastato Villagrande Strisaili, evidentemente non sono piaciute alla Procura che invece, nel corso della requisitoria, aveva formulato richieste di condanna per 12 anni complessivi e per i reati di omicidio colposo e disastro colposo.
In queste ore, infatti, il pubblico ministero Nicola Giua Marassi, ha depositato un ricorso contro la sentenza di primo grado. Un ricorso in appello dove il pm chiede la condanna di Valentino Vento e Ignazio Sau, due dei cinque imputati per l’accusa di omicidio colposo, ovvero per il capo B dell’imputazione, e chiede anche la condanna di tutti e cinque gli imputati per l’accusa di disastro colposo: oltre a Vento ci sono anche e Sau ci sono anche Serafino Rubiu, Sergio Cocciu e Antonio Cabras.
Di fatto, dunque, la sentenza di assoluzione dall’accusa di omicidio colposo diventa definitiva per tre imputati: Sergio Cocciu, difeso dagli avvocati Guido Manca Bitti e Nicola Floris, Antonio Cabras, difeso dall’avvocato Paolo Demuro, Serafino Rubiu, difeso dagli avvocati Marcello Mereu e Basilio Brodu. Per i tre cade dunque per sempre l’accusa di omicidio colposo, ma la Procura anche nei loro confronti ha ricorso in appello per il reato di disastro colposo. Per il pm Giua Marassi, tuttavia, solo Valentino Vento e Ignazio Sau in appello devono rispondere del reato di omicidio colposo. O meglio: solo nei loro confronti la Procura ha ricorso contro l’assoluzione di primo grado per quel capo di imputazione. «La sentenza – scrive il pubblico ministero nella sua dichiarazione di appello – merita di essere censurata perché erronea e motivata in modo inadeguato».
Il pm spiega nel dettaglio le sue ragioni. Scrive che le coperture dei corsi d’acqua che attraversano il centro urbano «risultano realizzate in violazione» di una precisa norma di legge, «poiché non rispettavano la distanza minima prescritta da tale norma per le “fabbriche” in dieci metri, avvallando e agevolando di fatto l’edificazione, in area assolutamente vietata per legge, di ulteriori abitazioni, strade e parcheggi, esponendo con detta condotta, a ulteriore e grave pericolo il centro abitato di Villagrande Strisaili». Il pm spiega anche «che l’evento meteorologico registrato a Villagrande il 6 dicembre 2004, se pure da considerarsi eccezionale, non era imprevedibile».
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