Coldiretti: «L’isola perderà 190 milioni»
I terreni catalogati pascolativi non comprendono i boschi. La nuova Pac cancella sei anni di premi comunitari
NUORO. L’agricoltura sarda rischia di perdere 190 milioni di euro di premi nel prossimo sessennio della Pac, la Politica agricola comunitaria. Il problema è legato alla sottrazione dai terreni catalogati pascolativi, e destinatari di premi, di 270mila ettari che la Commissione europea oggi considera bosco. Il mutamento, se confermato, sarebbe retroattivo, con 4600 domande di aiuti del precedente Psr e del premio unico che potrebbero essere ridimensionate o annullate. Pratiche con le richieste di aiuti nelle quali sono state riscontrate anomalie e sono ora oggetto di verifica. La soluzione al problema passa attraverso una norma di legge che riconosca la specificità della Sardegna e il valore di quelle porzioni di terra che ricadono sotto le piante, in una regione che per metà rimane a carattere boschivo.
A sollevare la questione sono i dirigenti regionali e provinciali della Coldiretti, che ieri si sono ritrovati in città, nella sede della Federazione interprovinciale Nuoro-Ogliastra. Al tavolo il presidente per la Sardegna Battista Cualbu e il direttore Luca Saba, insieme ai dirigenti nuoresi Aldo Manunta e Simone Cualbu.
Con loro Peppe Cadau, il funzionario di Agea che è l’ente di controllo e di pagamento per i premi comunitari.
Durante l’incontro l’escursus degli atti che potrebbero aprire le porte alla stretta finanziaria di Bruxelles. A partire da quel controllo (refresh, in termini tecnici) fatto da Argea nel giugno dell’anno passato, con i sorvoli sull’intera regione e i documenti fotogrammetrici per verificare la situazione dei luoghi e, nello specifico, la corrispondenza tra quanto dichiarato dagli agricoltori e la situazione reale. Un controllo che ha accresciuto, almeno per il momento, le porzioni di bosco non passibile di pascolo (e di premi) a oltre 550mila ettari. Una vera assurdità per la dirigenza dell’organizzazione di categoria guidata da Battista Cualbu, che spiega: «L’incongruenza è originata da un errore nella valutazione dei luoghi: non si considera pascolo infatti quella parte del terreno che sta sotto le fronde, dove gli animali brucano e oltretutto costituisce la porzione migliore del pascolo stesso, secondo gli studi fatti dagli esperti». La questione è stata di recente al centro di un incontro presso gli uffici romani di Agea, alla quale sono intervenuti i funzionari sardi dello stesso ente nazionale. Un confronto per ribadire quanto già comunicato ufficiosamente sulle decisioni della Commissione europea. L’elemento preso come riferimento per modificare la situazione pregressa è stato proprio quel campione stabilito da Bruxelles per aggiornare la banca dati grafica di Agea e ripetuto ogni 3 anni. Peppe Cadau ha presenziato al confronto: «La nostra strategia è stata di mettere in evidenza come in tre anni, dalla rilevazione con l’aereo del 2010, la situazione non si potesse essere capovolta. C’erano infatti delle aree dove la percentuale considerata pascolo era scesa dal 86 al 20 per cento». In Sardegna, dunque, non si discute la storicizzazione dei luoghi e delle specialità agronomiche, che dovrà essere il metro per stabilire chi ha diritto al premio e agli altri aiuti fissati nella Pac e governati dalla Regione. Però a un patto dice la Coldiretti: «La nuova definizione dei terreni non può che partire dalle modifiche che potranno intervenire da ora in avanti e non toccare le situazioni e i diritti pregressi». Solo così potranno essere salvate 4657 domande (su 30mila) già approvate negli anni scorsi e garantito che il premio unico del prossimo sessennio si baserà sulle quotazioni del 2014.
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