La Nuova Sardegna

Nuoro

La Cisl denuncia: «Silenzio preoccupante sul carcere»

di Tito Giuseppe Tola

Macomer, il segretario della Fp Mustaro rilancia la questione smantellamento «Il personale vive nell’incertezza e i finanziamenti arrivano col contagocce»

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MACOMER. Nonostante le assicurazioni del ministro della Giustizia, che ne aveva temporaneamente bloccato la chiusura, un’agonia silenziosa sta segnando la parola fine sul carcere di Macomer. Giorgio Mustaro, segretario della Cisl Funzione pubblica di Nuoro, richiama l’attenzione sul processo strisciante di smantellamento della struttura, che praticamente muore di inedia. Il Provveditorato regionale dell’amministrazione penitenziaria ha stretto i rubinetti e a Macomer non arrivano neppure le risorse necessarie per il funzionamento minimo dell’istituto. Il personale vive nell’incertezza di una situazione che non si capisce dove andrà a parare. «Sul carcere di Macomer – scrive in una nota il segretario della federazione Funzione pubblica della Cisl di Nuoro, – è calato un silenzio preoccupante. Dopo la manifestazione popolare della scorsa estate davanti all’istituto e le rassicurazioni del ministro della Giustizia Orlando sulla sospensione del decreto di chiusura, emesso il 28 maggio scorso, nulla è dato sapere sulle reali intenzioni dell’Amministrazione penitenziaria per la struttura di Bonu Trau. I circa 100 lavoratori, fra personale civile e di polizia, ai quali nei mesi scorsi è già stato chiesto il gradimento per una nuova sede di servizio, attendono una parola chiara dopo tre anni di agonia». Mustaro è convinto che il «lento smantellamento» del carcere di Macomer sia in corso da diversi anni. «Fino ad arrivare a queste settimane – prosegue – nelle quali dal Provveditorato di Cagliari arrivano i finanziamenti con il contagocce. Somme talmente scarse che è persino difficile sostituire una lampadina. Le garanzie ricevute nei mesi scorsi al Ministero dalla delegazione guidata dal sindaco, accompagnato dalla Regione e dai parlamentari nuoresi, avevano portato una ventata di ottimismo, tanto da far dichiarare a più di uno che il carcere non avrebbe chiuso, e comunque Macomer non avrebbe perso né la struttura, né i livelli occupativi. Ma il silenzio di questi mesi e le voci poco confortanti che arrivano da Roma fanno pensare al peggio». Il sindacalista spiega che a Macomer opera il Nucleo regionale cinofili antidroga «che in questi anni ha dato risultati molto positivi, collaborando anche con le altre forze dell’ordine di tutta l’isola». Smentisce poi con i dati l’affermazione secondo la quale la struttura sarebbe inadeguata, poco sicura e quindi da chiudere: il muro di cinta, in cemento armato, ha un’altezza minima di 9 metri con almeno 50 telecamere. «È stato realizzato – scrive – un sistema antintrusione e antiscavalcamento modernissimo. Le celle sono 46, ognuna delle quali, in caso di bisogno, può ospitare sino a tre detenuti. Quindi la capienza regolamentare di 92 posti può, all’occorrenza, arrivare anche a 110-115 presenze».

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